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Avete mai pensato alla possibilità di impedire ai ghiacciai artici di fondere a causa dell’aumento della temperatura atmosferica? Come è noto, infatti, i ghiacciai dell’Artico agiscono come parasole per il pianeta grazie alla loro superficie bianca che riflette indietro i raggi del sole, contribuendo al raffreddamento di aria ed oceano. A causa del riscaldamento globale, però, la quantità di ghiacciai si è ridotta a livelli storicamente molto bassi.
Un gruppo di scienziati e ingegneri della Bay Area, San Francisco negli Stati Uniti, ha proposto una soluzione, a prima vista bizzara, a questo problema. L’idea è quella depositare un sottile strato di perle di vetro su tutta la superficie dei ghiacciai. Queste perle incrementerebbero la riflettività della superficie e metterebbero in moto un processo di raffreddamento dell’Artico.
Spiega il CEO di Ice911 Research, organizzazione no-profit con sede in California, Leslie Field che una superficie più riflettente durante le stagioni calde, come estate e primavera, potrebbe prevenire parzialmente l’assorbimento di calore e rallentare, o arrestare, il processo di fusione.
Il modello climatico che hanno sviluppato sembra, inoltre, mostrare come questa soluzione avrebbe un effetto ben più ampio, andando ad abbassare le temperature in tutto il mondo.
Leslie Field afferma inoltre che Ice911 Research ha già ottenuto risultati positivi in test su laghi ghiacciati in Sierra Nevada, Minnesota e Alaska.
La comunità scientifica ed esperti climatologi però non sembrano completamente convinti della soluzione. Molti esperti, infatti, affermano che questa soluzione potrebbe funzionare a breve termine. Gli effetti sul clima terrestre sono però impossibili da prevedere a causa della complessità delle interazioni climatiche. Non è da escludere inoltre che, a causa dell’effetto serra, i ghiacci artici continuino a riscaldarsi nonostante questo intervento.
È importante sottolineare infine che i ghiacciai artici non stanno fondendo solo a causa di una atmosfera più calda. Una causa è proprio la temperatura oceanica più alta, il che conferma, le perplessità della comunità scientifica.
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