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Cos’è e come funziona la fitodepurazione?

La fitodepurazione è un sistema che permette la depurazione naturale dell’acque di scarico attraverso un bacino, reso impermeabile con materiale ghiaioso, nel quale crescono piante acquatiche. All’uscita del bacino si trova acqua depurata senza alcuna produzione di fanghi.

Le prime applicazioni di questo ingegnoso sistema risalgono ai tempi dei romani. Essi, incanalavano le acque fognarie di Roma nelle paludi dell’Agro Pontino al fine di ottenere una depurazione naturale dai reflui.

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Per ottenere il principio di questa depurazione naturale è necessaria l’azione combinata delle piante e dello strato ghiaioso, al cui interno si formano dei microrganismi, al passaggio dei reflui. Le sostanze inquinanti subiscono un processo di degradazione biochimica grazie a batteri aerobici che sfruttano l’ossigeno fornito dalle piante presenti.

Le tecniche naturali per la depurazione delle acque reflue ormai sono applicate in maniera diffusa in tutto il mondo. Costituiscono una soluzione che si adatta facilmente ai carichi discontinui (come accade nelle zone turistiche) e si inseriscono facilmente nel paesaggio della zona di installazione.

Le tipologie di impianto

I sistemi che sfruttano la fitodepurazione sono adatti per le piccole-medie utenze, circa 2000 abitanti equivalenti, come indicato anche dalla legge (D-lgs 11 maggio 1999, n.152). Esistono diverse configurazioni di questi impianti per cercare di massimizzare l’effetto purificativo, ossia il rendimento di depurazione, come sistemi a flusso:

  • superficiale;
  • sub-superficiale verticale;
  • sub-superficiale orizzontale.

Questa tipologia di impianti è definibile ecocompatibile, in quanto non necessita né di alcun organo meccanico per funzionare né di energia di alimentazione ed inoltre riesce a restituire acque a norma di legge dato che l’abbattimento del carico organico supera il 90% (D.lg. 152/2006).

Gli impianti atti alla fitodepurazione riescono a rispettare anche altri stringenti vincoli previsti dalla normativa,

  • Impiegare la minore intensità tecnologica/energetica possibile;
  • Adattare la propria capacità di smaltimento ai diversi carichi dovuti alla stagionalità
  • Tutelare le acque sotterranee.
  • Minimizzare l’impatto sul territorio;

Quest’ultimo punto comprende, ad esempio, la totale assenza di odori sgradevoli e di fastidiosi insetti facendo sì che il refluo, all’interno del bacino, rimanga costantemente sotto la superficie della ghiaia utilizzando un sistema di regolazione di livello all’uscita.

Realizzazione dell’impianto

Le dimensioni di un impianto per la fitodepurazione variano, in particolare, sulla base della portata che è chiamato a gestire, comportando dirette conseguenze sulle dimensioni del bacino. Dopo aver realizzato lo scavo nel terreno si procede con un processo di impermealizzazione del fondo e riempitura con materiale inerte (non reagente). Su questo strato avverrà la piantumazione diretta delle diverse specie vegetali macrofite.

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Gli impianti di fitodepurazione si possono suddividere anche sulla base delle macrofite impiegate, che possono essere:

  • acquatiche galleggianti;
  • radicate sommerse;
  • radicate emergenti.

La pianta maggiormente utilizzata è il Phragmites australis, ossia la cannuccia tipica delle zone paludose che funge da pompa di ossigeno. Infatti, è in grado di trasportarlo dall’atmosfera fino alle profondità del bacino, così da alimentare le colonie di batteri aerobici che decompongono il materiale organico.

La fitodepurazione nel villaggio più stravagante d’Europa

Christiania è un quartiere molto famoso di Copenaghen e probabilmente può vincere il premio anche come sobborgo più stravagante d’Europa. Infatti, si tratta di una città proclamatasi libera nel 1971 a seguito dell’occupazione di un ex area militare della Seconda Guerra Mondiale e oggi ospita circa mille abitanti. Gran parte di chi popola questo quartiere può essere definito un precursore dell’ecologia; infatti, sin dagli albori di questa comunità autogestita le abitazioni derivano da materiali di recupero.

MrsVanDort @wikipedia.org

Una particolarità di questo sobborgo autonomo è la presenza di un sistema di fitodepurazione delle acque reflue molto esteso, che consente agli abitanti di usufruire di benefici economici. Poiché in Danimarca (come in altri paesi) si paga una tassa per il recupero e lo smaltimento delle acque scure prodotte e l’amministrazione di Copenaghen riconosce un incentivo economico al villaggio di Christiania al fine di continuare questa sua pratica virtuosa.

Articolo a cura di Federico ORLANDI

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