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Entro il 2035 non ci saranno più, e la colpa è nostra: ci resta poco tempo per salvarli

Una specie di pinguini rischia di scomparire e “il merito” è di quanto sta accadendo in queste ore. Cosa sta succedendo?

Le specie in via di estinzione possono ritrovarsi in questa situazione per tre fattori. Il primo è un concorrente nella catena alimentare.

Se una tigre caccia un animale in natura e questo animale si usa per gli allevamenti, ecco che l’Uomo toglie cibo alla tigre, che rischia l’estinzione.

Un secondo fattore può essere spaziale, ovvero l’invasione dell’habitat naturale. Questa situazione non mette a rischio una sola specie, ma diversa fauna che va a insistere nello stesso ambiente.

Un terzo fattore può essere l’inquinamento, che causa malattie negli animali, oppure non consente la riproduzione con i cicli naturali. Infatti, gli animali agiscono per istinto e le stagioni per l’accoppiamento dipendono dall’ambiente esterno. Ora una specie potrebbe essere a rischio. Com’è possibile e di quale parliamo?

Perché questa specie è in pericolo

Questa specie rischia di perdere il 70% della popolazione entro il 2035, anche se si trova in una regione lontana del mondo. In questo habitat lontano dall’Uomo, questi animali sono a rischio perché il genere umano interviene in forma diretta sottraendo il cibo, ma non solo. Infatti, questi animali si trovano tra quelli che si sono adattati all’ambiente esterno tanto bene da non riuscire ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico. Il clima più caldo ha cambiato la distribuzione del cibo, diventato sempre più scarso. Non è la prima volta che questo animale è in grave pericolo.

Infatti, nei secoli passati la popolazione si era ridotta perché l’habitat naturale era stato distrutto, con il risultato che questi animali non sapevano dove fare il nido. La presenza dei nidi artificiali ha risolto questo problema, ma non altri. Recenti studi hanno dimostrato che questa specie è ancora in pericolo per via della pesca intensiva e dei cambiamenti climatici. Al momento gli esemplari rimasti sono 20 mila e , se non si predono provvedimenti, si rischia di perdere anche loro. Una soluzione potrebbe essere un intervento legislativo da parte del governo africano, ma i cambiamenti climatici restano un problema anche per questi esemplari. Di quali animali parliamo e quali sono le caratteristiche che li rendono unici?

Pinguino africano (Pixabay Foto) – www.energycue.it

Qual è la specie a rischio

Parliamo dei pinguini africani, specie che appartiene ai pinguini Spheniscidae ed è classificato come Spheniscus demersus nel linguaggio scientifico. Questi animali si trovano nella punta inferiore dell’Africa, con l’Antartide di fronte, dopo l’Oceano. Non hanno mai un peso superiore ai 3 chili e mezzo e un’altezza superiore ai 70 centimetri. Il becco può arrivare fino a 30 centimetri. Questi pinguini hanno delle macchie nere, che li rendono riconoscibili anche tra di loro. Il genere maschile è un po’ più grande, mentre quello femminile ha il becco lungo.

Il dorso è bianco per mimetizzarsi e salvarsi dai predatori. Rispetto agli altri pinguini, tra le due zone bianche hanno una striscia nera. Questi animali si cibano di sardine, acciughe, calamari, crostacei e gamberetti, che pescano dall’Oceano. Come per gli altri pinguini, anche quelli africani sono monogami. Ora questa decisione potrebbe salvarli dall’estinzione nel 2035, ma si deve fare in fretta: allo scadere del tempo mancano solo 10 anni.

Annarita Faggioni

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