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Meno piogge, più calore: gli agricoltori africani stanno reinventando l’agricoltura in montagna

L’adattamento degli agricoltori africani ai cambiamenti climatici nelle regioni montuose rappresentano un forte monito per il futuro globale

Le montagne rivestono un ruolo cruciale come “sentinelle” dei cambiamenti climatici, manifestando i primi segni delle trasformazioni ambientali a livello globale.

Uno studio internazionale condotto dalla Colorado State University (e menzionato da Science Daily) ha messo in evidenza come le regioni montuose africane stiano subendo impatti significativi, con ripercussioni non solo per le popolazioni locali, ma anche per coloro che dipendono dalle risorse idriche e agricole di queste aree.

Julia Klein, coautrice dello studio, ha sottolineato che le temperature montane stanno aumentando a un ritmo più elevato rispetto a quelle delle basse quote, prefigurando scenari futuri di rilevanza globale.

Gli esperti suggeriscono di promuovere lo scambio di conoscenze tra le comunità locali e le istituzioni, migliorando l’accesso al credito e garantendo un supporto tecnico adeguato

Le variazioni climatiche percepite

Secondo Science Daily al fine di affrontare la carenza di dati climatici nelle aree montuose africane, i ricercatori hanno condotto interviste con 1. 500 agricoltori in dieci regioni montane, analizzando le variazioni climatiche percepite e le strategie di adattamento adottate. I risultati evidenziano un incremento delle temperature, una diminuzione della nebbia, variazioni nelle precipitazioni e un aumento degli eventi climatici estremi. Le principali conseguenze includono una diminuzione della produttività agricola e dell’allevamento, un incremento della diffusione di parassiti e malattie, problemi di salute umana, scarsità idrica ed erosione del suolo.

Gli agricoltori hanno cercato di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici attraverso l’adozione di nuove varietà di colture, modifiche nelle date di semina e il miglioramento delle pratiche di conservazione del suolo. Tuttavia, queste soluzioni sono state in gran parte incrementali e dipendenti dalle risorse economiche disponibili. Le famiglie più agiate hanno potuto diversificare le loro strategie di adattamento, mentre quelle più vulnerabili hanno incontrato maggiori difficoltà.

Serve che le politiche locali siano coinvolte nell’emergenza (canva.com) – www.energycue.it

Il ruolo delle politiche governative

In alcune regioni del Camerun e della Repubblica Democratica del Congo, i conflitti avrebbero ulteriormente ostacolato i processi di adattamento, limitando l’accesso ai mercati e alle opportunità economiche alternative. Inoltre, la mancanza di accesso al credito, competenze tecniche e supporto istituzionale ha compromesso l’efficacia delle strategie adottate. Ad esempio, alcune iniziative volte alla distribuzione di semi resistenti alla siccità non hanno previsto un adeguato supporto tecnico, portando molti agricoltori ad abbandonare le nuove colture.

Spesso le politiche governative non considerano le specifiche esigenze locali. In Ruanda, ad esempio, la promozione della coltivazione di mais e fagioli avrebbe danneggiato colture più resistenti alla siccità, come manioca e sorgo, preferite dagli agricoltori. La mancanza di stazioni meteorologiche e di dati storici sulle rese agricole rende ulteriormente difficile lo sviluppo di strategie efficaci. Gli autori dello studio hanno pertanto valorizzato le conoscenze indigene, evidenziando l’importanza di coinvolgere direttamente le comunità locali nella progettazione di soluzioni appropriate al contesto.

Serena Mancusi

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