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Il DNA antico svela come il riscaldamento globale ha colpito le piante durante l’ultima era glaciale

Come il riscaldamento globale ha cambiato le piante durante l’ultima era glaciale? Il DNA antico svela nuovi segreti. Scoprili ora!

Il DNA, il codice genetico di ogni essere vivente, è soggetto a cambiamenti nel corso del tempo. Questi cambiamenti, chiamati mutazioni, possono avvenire senza interventi esterni o essere indotti da fattori ambientali.

Negli animali, le mutazioni del DNA possono portare a nuove caratteristiche fisiche o comportamentali. Questi cambiamenti possono essere vantaggiosi, neutri o dannosi a seconda dell’ambiente in cui l’animale vive.

Nelle piante, le mutazioni del DNA possono influenzare la crescita, la riproduzione e la resistenza a stress ambientali come siccità o temperature estreme. Alcune mutazioni possono rendere le piante più adatte a un determinato ambiente.

Anche nell’uomo il DNA è soggetto a cambiamenti. Questi possono influenzare la predisposizione a determinate malattie o la capacità di adattarsi a nuove condizioni ambientali. Lo studio del DNA antico permette di capire come le piante possono cambiare di fronte ai cambiamenti climatici. Cosa hanno scoperto gli scienziati?

Gli studi sul passato

Il riscaldamento globale sta causando una rapida perdita di specie vegetali. Si stima che circa 600 specie di piante si sono estinte dal 1750, il doppio del numero di specie animali perse. Quali specie sono le più colpite? Come l’alterata biodiversità influenza le interazioni tra le piante? Gli esperti dell’Alfred Wegener Institute hanno affrontato queste domande.

Con frammenti di materiale genetico vegetale (DNA) depositati nei sedimenti lacustri, hanno ottenuto nuove informazioni su come la composizione della flora è cambiata 15.000-11.000 anni fa durante il riscaldamento alla fine dell’ultima era glaciale. Fino a poco tempo fa, mancavano metodi adatti per studiare in dettaglio l’estinzione delle specie vegetali. Cosa hanno scoperto?

DNA spirali (Canva Foto) – www.energycue.it

Cosa hanno scoperto gli scienziati

Gli scienziati hanno svelato che sono stati in grado di determinare in dettaglio quando e dove le specie sono apparse e sono scomparse in Alaska e Siberia. La ricerca mostra che la composizione delle specie vegetali è cambiata sostanzialmente alla fine dell’ultima era glaciale, e che questo è stato accompagnato da cambiamenti nelle condizioni ecologiche. I ricercatori hanno identificato una connessione tra temperatura e interazioni pianta-pianta: nei periodi di clima freddo, le specie vegetali si supportano a vicenda, mentre competono durante i periodi caldi. Gli studiosi pensano che nel DNA dei sedimenti lacustri, sono state trovate molte piante a cuscino, che hanno supportato l’espansione di altre specie con habitat riparati. In un clima più caldo, le specie di piante legnose dominano.

La fine dell’ultima era glaciale ha anche causato la scomparsa di alcuni tipi di vegetazione. Prendiamo la steppa del mammut, ad esempio: durante l’ultima era glaciale, questo tipo di vegetazione si è diffuso in tutto l’emisfero settentrionale, per poi estinguersi durante la transizione all’era attuale. Gli scienziati hanno svelato che per identificare le specie che non esistevano più, è stato usato un trucco. Sono stati esaminati tutti i frammenti di DNA dai carotaggi e poi sono stati usati modelli statistici per filtrare quelli con somiglianze inequivocabili con le piante moderne. Per la prima volta, gli esperti sono stati in grado di determinare i tassi di estinzione per le piante, che ora possono essere utilizzati come dati di riferimento per valutare meglio i cambiamenti in corso negli ecosistemi artici. La notizia arriva da ScienceDaily.

Annarita Faggioni

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