Inquinamento, ecco come influisce sul cervello (scripps.edu) - EnergyCUE
C’è uno studio che rivela come l’inquinamento possa alterare il cervello favorendo le patologie come l’alzheimer: ecco cosa sapere
Un team di scienziati dello Scripps Research Institute ha scoperto come l’inquinamento ambientale possa avere delle conseguenze negativa sulla salute di tutti. Infatti, secondo una ricerca dell’istituto, l’inquinamento atmosferico potrebbe aggravare le condizioni di salute e favorire lo sviluppo delle patologie neurodegenerative.
In particolare, l’inquinamento potrebbe portare allo sviluppo di malattie come alzheimer e autismo. Lo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences ha portato alla scoperta di un meccanismo chimico chiamato S-nitrosilazione. Tale meccanismo potrebbe essere innescato da vari fattori come pesticidi nell’aria, fumo o carni lavorate.
Questo processo chimico potrebbe impedire alle cellule cerebrali di creare nuove connessioni, anzi potrebbe portare alla morte di gran parte delle cellule cerebrali. Ma come funziona la S-nitrosilazione? Come hanno fatto gli scienziati a giungere a questa conclusione?
Ecco le risposte a queste domande, cercando di comprendere il meccanismo dietro allo studio che ha fatto scoprire la S-nitrosilazione.
A spiegare il funzionamento del processo di S-nitrosilazione è stato il dottore Stuart Lipton, vale a dire il professionista che si è occupato principalmente dello studio. Il professore ha spiegato che la S-nitrosilazione altera il funzionamento delle proteine cerebrali legandosi ai loro atomi di zolfo. Questo fenomeno può essere accelerato dall’inquinamento atmosferico, dal fumo degli incendi e da composti legati al cambiamento climatico. In passato, la S-nitrosilazione era stata legata a malattie come alzheimer, parkinson e anche alcune tipologie di cancro.
In ogni caso, il nuovo studio si è concentrato anche sulla proteina CRTC1. Quest’ultima è fondamentale per la memoria e l’apprendimento ma quando è influenzata dalla S-nitrosilazione non può più legarsi alla proteina CREB impedendo la corretta formazione delle connessioni neuronali. I ricercatori hanno anche osservato livelli elevati di CRTC1 alterata nelle prime fasi dell’Alzheimer.
In realtà il team si è soffermato anche su una soluzione per limitare i danni neurodegenerativi dell’inquinamento. Infatti, il team ha ingegnerizzato una versione modificata di CRTC1 resistente alla S-nitrosilazione, dimostrando che questa proteina poteva prevenire la degenerazione neuronale nelle cellule di pazienti con Alzheimer.
Secondo Lipton, questi risultati suggeriscono che la S-nitrosilazione potrebbe essere un obiettivo farmacologico per trattare l’Alzheimer e altre malattie neurologiche. Inoltre, lo studio rafforza l’ipotesi che le tossine ambientali possano accelerare l’invecchiamento cerebrale attraverso questo meccanismo. Il team ora potrebbe continuare con gli studi, così da proteggere la memoria e rallentare il deterioramento cerebrale negli esseri umani.
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