Primo Piano

Nuovo propellente per inalatori riduce del 99% l’impatto ambientale

Il primo inalatore BPCO con propellente a basso impatto approvato in UE: riduzione del 99,9% delle emissioni.

Per chi soffre di patologie inalatorie, arriva finalmente una boccata d’aria e una ventata di cambiamento nell’aria, per l’appunto, che respiriamo quotidianamente.

Volendo dilungarci in fugaci disgressioni storiche, sin dall’arrivo della rivoluzione industriale, l’aria che respiriamo ha subito continui ed imponenti cambiamenti, trasformandosi in un mix più o meno invisibile di sostanze inquinanti che influenzano negativamente la nostra salute.

Per l’assurdo, anche i medicinali progettati per agevolare il benessere di chi convive con malattie respiratorie hanno, seppur in misura limitata, contribuito all’emissione globale di gas a effetto serra. Gli inalatori pressurizzati predosati, utilizzati da milioni per gestire condizioni respiratorie croniche quali asma e BPCO, si avvalgono di gas propellenti con fortissimo potenziale di riscaldamento globale.

Proprio con queste premesse emerge la recente approvazione di un propellente innovativo da parte delle autorità europee, con un obiettivo ambizioso quanto rilevante: la possibilità di diminuire l’impatto ambientale del 99,9%, senza ridurre né l’efficacia né la sicurezza del dispositivo medico.

Approvata dall’EMA

Come riportato anche dall’ANSA, la tripla combinazione terapeutica a base di budesonide, glicopirronio e formoterolo fumarato, già impiegata nel trattamento della BPCO, sarà la prima ad adoperare un propellente di nuova generazione con potenziale di riscaldamento globale quasi vicino allo zero. Il parere favorevole è stato espresso dal Comitato per i medicinali dell’Agenzia europea dedicata. Grazie a questa novità, l’impatto ambientale in termini di emissioni di carbonio si avvicinerà a quello di quegli inalatori che non necessitano di gas propellente.

Al momento, secondo gli esperti, i pressurizzati rappresentano circa il 76% di tutti gli inalatori adoperati al mondo e contribuiscono allo 0,04% delle emissioni totali di gas serra. Anche se questa percentuale potrebbe sembrarci bassa, l’alto numero di pazienti cronici che li utilizza quotidianamente amplifica e complica ulteriormente la questione. Gli idrofluorocarburi, usati come propellenti, hanno infatti un potenziale di riscaldamento globale di gran lunga superiore a quello della CO₂ stessa. A questo proposito, uno studio pubblicato su The Lancet Respiratory Medicine ha dimostrato che, sostituendo tutti gli inalatori pMDI in Europa con opzioni a basso impatto ambientale, si otterrebbe persino una riduzione annuale delle emissioni equivalente a quella derivante dalla rimozione di cinquecentomila automobili dalla strada! Numeri incredibili!

Un impatto del 99% (depositphotos.com) – www.energycue.it

Strategie ed impatti calcolati

Come evidenziano le fonti, il nuovo propellente rientra in una più ampia strategia di transizione verso un settore sanitario a basse emissioni, con altre misure già in atto: riduzione dei rifiuti prodotti dagli ospedali, adozione di energie rinnovabili nelle strutture sanitarie e promozione di dispositivi riutilizzabili.

L’OMS sottolinea infine che le malattie respiratorie croniche sono tra le principali cause di morte a livello globale e che i cambiamenti climatici stanno deteriorando ulteriormente la qualità dell’aria, aumentando i casi di asma e BPCO. In questa situazione, è pertanto giusto e fondamentale ridurre l’impatto ambientale delle terapie, sia per la salute dei pazienti che per la salvaguardia del pianeta.

Serena Mancusi

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