Energia pulita: un rifiuto tossico si trasforma in materiale utile per acqua, batterie e ambiente
Un rifiuto tossico potrebbe trasformarsi nel prossimo grande alleato dell’energia pulita.
Tra i sottoprodotti più problematici dell’energia da biomassa c’è un residuo appiccicoso e pericoloso: il bio-tar. Per anni è stato considerato un ostacolo tecnico, un rifiuto tossico da smaltire. Ma una recente revisione scientifica potrebbe cambiare per sempre la sua reputazione. Trasformare questo scarto in un materiale ad alto valore aggiunto non solo è possibile, ma potrebbe anche rivoluzionare l’intero settore delle energie rinnovabili.
Durante i processi di pirolisi – quando legno, residui agricoli o altre biomasse vengono riscaldate per produrre energia e biochar – il bio-tar si presenta come un liquido denso e problematico. Tende a ostruire le tubazioni, corrodere gli impianti e, se disperso, può danneggiare l’ambiente. Un peso economico e ambientale che ha frenato per anni l’espansione di questi sistemi di produzione sostenibile.
Ma cosa accadrebbe se questo rifiuto diventasse invece una risorsa? Secondo un gruppo di ricercatori della Chinese Academy of Agricultural Sciences, il bio-tar può essere trasformato in bio-carbonio: un nuovo materiale con applicazioni cruciali per la sostenibilità, dalla depurazione dell’acqua allo stoccaggio di energia.
Un nuovo materiale dalle mille funzioni sostenibili
Il bio-carbonio non è semplicemente un derivato del biochar: ha una composizione più pura, una struttura molecolare più stabile e proprietà uniche che lo rendono adatto a molteplici usi avanzati. Gli studi finora condotti mostrano che può agire come assorbente per metalli pesanti e inquinanti, materiale per elettrodi in supercondensatori, catalizzatore industriale o persino combustibile a basse emissioni.
Il processo di produzione parte dalla capacità naturale del bio-tar di polimerizzarsi, cioè di far legare tra loro piccole molecole in strutture più complesse. Con un controllo mirato su temperatura, tempo di reazione e additivi, gli scienziati riescono a guidare la trasformazione verso un carbonio funzionalizzato, adatto a usi specifici.
Le implicazioni sono enormi: convertire il bio-tar in bio-carbonio può portare benefici ambientali ed economici. Sostituire i combustibili fossili con carburanti a base di bio-carbonio, ad esempio, potrebbe ridurre le emissioni di CO₂ di centinaia di milioni di tonnellate all’anno, generando al contempo profitti per le centrali a biomassa.
Da scarto tossico a risorsa circolare: la sfida della scala
Nonostante il potenziale, restano ostacoli da superare. Il bio-tar è chimicamente complesso e difficile da controllare nei processi di trasformazione. La produzione su larga scala, per ora, non è ancora realtà. Il team di ricerca suggerisce l’uso combinato di simulazioni al computer, apprendimento automatico e test di laboratorio per perfezionare i percorsi reattivi e ottenere materiali su misura.
Secondo il primo autore Yuxuan Sun, questo approccio non riguarda solo il riciclo, ma inaugura un nuovo capitolo della chimica sostenibile. Convertire un rifiuto industriale in risorsa ad alte prestazioni potrebbe migliorare l’efficienza dei sistemi bioenergetici e fornire nuove soluzioni contro l’inquinamento.
In un mondo che cerca disperatamente fonti pulite e materiali ecocompatibili, il bio-tar potrebbe diventare, paradossalmente, uno degli alleati più promettenti del futuro green.
