Antartide sotto il ghiaccio: le mappe satellitari ad alta risoluzione rivelano un paesaggio nascosto
Un nuovo modello satellitare sviluppato dal team di Helen Ockenden consente di mappare con precisione senza precedenti la topografia subglaciale dell’Antartide.
La tecnica, nota come Ice Flow Perturbation Analysis (IFPA), rappresenta uno strumento strategico per lo studio della dinamica dei ghiacci e della futura evoluzione del livello del mare globale.
La sfida della mappatura subglaciale antartica
Nonostante sia il quarto continente per estensione e svolga un ruolo chiave nell’equilibrio climatico globale, l’Antartide resta tra le superfici planetarie meno conosciute del nostro sistema solare. Questo paradosso è dovuto all’enorme difficoltà tecnica nel rilevare e ricostruire il paesaggio subglaciale, situato fino a 4,8 chilometri al di sotto della superficie ghiacciata.
Le tradizionali indagini geofisiche, condotte con rilievi aerei e misurazioni terrestri, sono costose, complesse e limitate nel raggio d’azione. La necessità di ottenere una visione globale e dettagliata ha spinto i ricercatori a cercare approcci alternativi, sfruttando i dati forniti dai satelliti in orbita terrestre.
IFPA: una nuova frontiera nella modellazione della topografia glaciale
Il gruppo di ricerca guidato da Helen Ockenden, dell’Università di Edimburgo e dell’Institut des Géosciences de l’Environnement in Francia, ha sviluppato una nuova metodologia denominata Ice Flow Perturbation Analysis (IFPA). Pubblicato sulla rivista Science il 15 gennaio 2026, lo studio dimostra che è possibile dedurre le caratteristiche del basamento roccioso sottostante l’Antartide analizzando le variazioni nella superficie del ghiaccio osservate da satellite.
IFPA utilizza le leggi fisiche del flusso glaciale e modelli matematici per interpretare le ondulazioni superficiali come risposta diretta alle irregolarità della topografia del fondale. L’approccio combina i dati altimetrici satellitari con osservazioni sulla distribuzione dello spessore dei ghiacci, ottenute in precedenti campagne geofisiche.
Un paesaggio nascosto che affiora: i risultati della mappa IFPA
Il nuovo modello ha permesso di identificare strutture geologiche precedentemente sconosciute o scarsamente risolte. Tra queste vi sono:
- Canali a pareti ripide, compatibili con antichi sistemi di drenaggio montano
- Valli profonde a forma di U, simili a quelle glaciali presenti in aree continentali emerse
- Depressioni sedimentarie che potrebbero custodire tracce di un’Antartide pre-glaciale
Le risoluzioni raggiunte dal modello coprono una scala compresa tra 2 e 30 km, classificata come scala mesoscopica. Sebbene non permettano ancora di identificare dettagli subchilometrici, rappresentano un salto di qualità significativo rispetto alle mappe precedenti.
Un confronto diretto, visualizzato in una composizione comparativa pubblicata dal team, mostra chiaramente come la nuova mappa offra una maggiore definizione strutturale rispetto alle precedenti versioni, sia in termini di dettaglio altimetrico sia nella rappresentazione della morfologia dei bacini glaciali.
Implicazioni per il monitoraggio dell’innalzamento del livello del mare
La conoscenza accurata del basamento roccioso subglaciale è essenziale per modellare la differente velocità di scorrimento dei ghiacci sopra di esso. Le rugosità, pendenze e ostacoli del terreno influenzano direttamente la dinamica delle calotte glaciali, determinando le zone in cui il ghiaccio accelera, si scioglie o si frammenta.
Secondo i ricercatori, questa mappa permetterà di migliorare i modelli predittivi relativi alla contribuzione dell’Antartide all’innalzamento globale del livello del mare. Le aree identificate come instabili potranno essere monitorate più efficacemente, mentre le zone stabili costituiranno un riferimento per validare le simulazioni climatiche.
Una guida per le campagne future di rilevamento geofisico
Oltre all’analisi topografica, il lavoro del team guidato da Ockenden fornisce una classificazione morfologica dettagliata dei paesaggi subglaciali, utile per pianificare future missioni di rilievo ad alta risoluzione. Gli autori suggeriscono che queste mappe possano indirizzare le rotte di volo delle prossime spedizioni geofisiche e determinare la densità di campionamento necessaria per catturare microstrutture critiche nei modelli glaciologici.
In questo senso, il progetto si inserisce in modo strategico nelle iniziative di cooperazione internazionale previste per l’Anno Polare Internazionale 2031-2033. Come osservato in un Perspective pubblicato a corredo dello studio da Duncan Young, ricercatore presso l’Institute for Geophysics dell’Università del Texas, l’IFPA offre uno schema operativo replicabile per integrare modellazione e osservazione su scala continentale.
Il potenziale della modellazione satellitare nell’era del monitoraggio climatico
Lo studio rappresenta un esempio concreto di come i dati satellitari possano compensare le lacune delle misurazioni dirette, permettendo l’accesso a territori inaccessibili in modo sicuro, continuo e a costi contenuti. La fusione tra osservazioni remote e modellazione fisico-matematica consente una lettura indiretta della struttura interna del pianeta con livelli di dettaglio sempre maggiori.
L’approccio IFPA apre la strada a nuove applicazioni nei settori della glaciologia, della geofisica e della climatologia. In particolare, può essere adattato per studiare altri grandi ghiacciai polari o catene montuose permanentemente innevate, migliorando la comprensione delle interazioni tra ghiaccio, roccia e atmosfera.
La crescente precisione nella mappatura subglaciale antartica rappresenta uno degli strumenti più efficaci per anticipare l’evoluzione dei ghiacci continentali e preparare adeguate strategie di adattamento al cambiamento climatico globale.
