Le immagini radar acquisite dal satellite Sentinel-1 durante il passaggio della tempesta mediterranea Harry hanno rivelato pattern dinamici e complessi sulla superficie marina del basso Tirreno, offrendo una lettura dettagliata dell’interazione tra venti intensi, orografia costiera e morfologia insulare.
Il 21 gennaio 2026, il programma europeo Copernicus ha diffuso un’immagine radar ad alta risoluzione ottenuta dal satellite Sentinel-1, che mostra in dettaglio le condizioni della superficie marina nel Tirreno meridionale durante il passaggio della tempesta Harry. Quest’ultima è stata classificata come una profonda depressione mediterranea, caratterizzata da una circolazione ciclonica intensa e venti di burrasca, tipica degli eventi atmosferici severi che interessano il bacino durante la stagione invernale.
L’immagine è stata acquisita il 20 gennaio 2026 alle ore 05:04 UTC e costituisce un esempio significativo della capacità di Sentinel-1 di monitorare l’oceano anche in presenza di nuvolosità densa o in assenza di luce solare, grazie alla tecnologia radar ad apertura sintetica (SAR).
L’intensità del ritorno radar (backscatter) registrata da Sentinel-1 varia sensibilmente in tutta l’area osservata. Questo parametro, strettamente legato alla rugosità della superficie marina, consente di inferire indirettamente la distribuzione e l’intensità del vento superficiale.
Le zone costiere della Sicilia settentrionale e della Calabria meridionale presentano condizioni di mare relativamente calme. Tale fenomeno è spiegabile con la presenza di barriere orografiche e costiere che esercitano un effetto di schermatura rispetto ai venti prevalenti da ovest o sud-ovest. L’attenuazione del moto ondoso e della turbolenza superficiale in prossimità della costa evidenzia l’importanza della topografia locale nella modulazione delle condizioni marine.
Al contrario, nelle aree più lontane dalla costa si osserva un aumento marcato della rugosità superficiale, indicativa della presenza di venti sostenuti di intensità pari o superiore alla forza 8 sulla scala Beaufort. Queste condizioni sono tipiche del settore avanzato di una depressione mediterranea in fase di maturazione, dove il gradiente barico è più accentuato.
Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’analisi radar riguarda la zona delle Isole Eolie. L’interazione tra il flusso atmosferico e il rilievo delle isole genera strutture complesse visibili sulla superficie del mare, tra cui scie di turbolenza, zone d’ombra (lee) e pattern ondulatori.
Queste strutture derivano da fenomeni come la deviazione del vento al passaggio di ostacoli fisici e la formazione di wake vortices e shear zones, che alterano significativamente la microcircolazione marina locale. Il contrasto netto tra le aree sottovento e le zone esposte ai venti prevalenti dimostra come anche isole relativamente piccole possano influenzare in modo rilevante i flussi atmosferici e la dinamica superficiale.
L’identificazione di tali pattern ha rilevanza operativa per la pianificazione del traffico marittimo, le attività di pesca e le operazioni portuali, soprattutto durante eventi meteorologici severi.
I dati radar forniti da Sentinel-1 rappresentano una risorsa strategica per il monitoraggio delle condizioni marine in situazioni di maltempo. A differenza dei sensori ottici, il radar ad apertura sintetica è in grado di fornire osservazioni continue, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche e dall’illuminazione.
Durante la tempesta Harry, l’utilizzo delle immagini SAR ha permesso di ottenere una mappa dettagliata della distribuzione spaziale del vento e della turbolenza superficiale su scala regionale. Queste informazioni risultano cruciali per:
• Valutare gli impatti degli eventi meteorologici estremi sulla navigazione e sulle strutture costiere.
• Migliorare i modelli numerici atmosferici e oceanografici utilizzati nelle previsioni ad alta risoluzione.
• Fornire input ai sistemi di allerta precoce per il rischio meteo-marino.
Inoltre, l’integrazione dei dati Sentinel-1 con modelli di vento superficiale e con altri dataset osservativi consente di caratterizzare la risposta dell’oceano alle perturbazioni atmosferiche in modo più completo.
Sentinel-1 è una missione di osservazione della Terra realizzata nell’ambito del programma Copernicus dell’Unione Europea, gestita dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). La costellazione è composta da due satelliti gemelli, Sentinel-1A e Sentinel-1B (quest’ultimo in fase di ripristino), equipaggiati con sensori SAR operanti nella banda C.
Questa tecnologia consente il rilevamento di variazioni millimetriche della superficie terrestre e marina, con una frequenza di rivisitazione molto elevata. In ambiente marino, le applicazioni principali del SAR includono il monitoraggio di:
• Vento e rugosità superficiale.
• Oil spill e inquinamento marino.
• Ghiaccio marino e iceberg.
• Attività antropiche, come la pesca e il traffico navale.
Le immagini acquisite durante la tempesta Harry rientrano nel flusso quotidiano di prodotti Copernicus disponibili pubblicamente e gratuitamente attraverso i portali ufficiali.
Le tempeste mediterranee, spesso denominate medicane o depressioni bariche a mesoscala, si caratterizzano per una dinamica rapida e localizzata, associata a forti gradienti termici e umidi. L’interazione tra orografia terrestre, temperature della superficie marina elevate e masse d’aria instabili può generare sistemi ciclonici intensi in grado di produrre precipitazioni torrenziali, venti intensi e mareggiate lungo le coste esposte.
Monitorare questi sistemi richiede una capacità di osservazione continua e multi-parametrica. Le osservazioni SAR, insieme ai dati provenienti dai satelliti meteorologici geostazionari e polari, costituiscono la base per una previsione ad alta affidabilità e per la gestione del rischio idro-meteorologico.
Eventi come la tempesta Harry sottolineano il valore strategico delle missioni Sentinel e del sistema Copernicus per l’osservazione dell’ambiente marino europeo. L’informazione ricavata da queste tecnologie permette non solo di studiare i fenomeni atmosferici in atto, ma anche di migliorare la resilienza dei territori costieri di fronte all’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi.
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