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Chi investe nel fotovoltaico lo fa quasi sempre con l’aspettativa di raggiungere una sostanziale indipendenza energetica. Tuttavia, dopo i primi mesi di utilizzo, ci si scontra spesso con una realtà tecnica importante: la bolletta non sparisce del tutto. Esiste infatti un disallineamento fisiologico tra i ritmi della natura e quelli della vita moderna che i pannelli non possono colmare da soli.
Quando il sole tramonta, l’impianto cessa di erogare potenza proprio nel momento in cui l’abitazione inizia a richiedere il massimo carico energetico. Gestire questa fase di “buio produttivo” è la vera sfida per rendere l’investimento davvero redditizio. In questo scenario, la ricerca di offerte luce e gas convenienti diventa una ricerca mirata alla tariffa più compatibile con questo specifico profilo di consumo intermittente.
Il problema centrale risiede nella mancata sovrapposizione tra la curva di produzione e quella di consumo. Un impianto standard genera il picco di energia nelle ore centrali della giornata, tipicamente quando molti degli occupanti della casa sono assenti per lavoro o studio. In assenza di costosi sistemi di accumulo a batteria, l’energia prodotta e non consumata viene immessa in rete (spesso remunerata tramite lo Scambio sul Posto o il Ritiro Dedicato).
Viceversa, il fabbisogno domestico si impenna dopo le 18:00, con rientro a casa, accensione delle luci, preparazione della cena, avvio degli elettrodomestici e utilizzo di TV o computer. In questa fascia oraria, l’utente torna a essere un normale prelevatore dalla rete pubblica. Continuare a gestire la fornitura elettrica come se non si avesse il fotovoltaico è un errore strategico: chi autoproduce ha un profilo di prelievo unico, caratterizzato da consumi quasi nulli di giorno e concentrati quasi esclusivamente la sera e la notte.
La scelta contrattuale deve quindi agire in modo complementare al lavoro svolto dai pannelli. Sottoscrivere una tariffa monoraria (prezzo fisso 24 ore su 24) rischia di essere controproducente: si finisce per pagare un prezzo medio che incorpora anche il valore dell’energia diurna, che però all’utente fotovoltaico non serve, avendola già gratis dal sole.
Una mossa tattica coerente è orientarsi verso tariffe multiorarie o biorarie fortemente sbilanciate a favore delle fasce F2 e F3 (serali, notturne e festive). L’obiettivo è ottenere un costo del chilowattora estremamente contenuto proprio in quelle finestre temporali in cui l’impianto tace. In questo modo, si crea un sistema ibrido efficiente: di giorno ci pensa il sole a costo zero, di sera interviene una fornitura di rete a costi ottimizzati.
Anche le offerte a prezzo bloccato possono essere valide, purché la struttura di prezzo sia vantaggiosa per i consumi fuori picco, proteggendo l’utente dai rincari invernali quando la produzione solare cala drasticamente.
Individuare queste tariffe specifiche richiede un approccio analitico. Le offerte generiche pubblicizzate sui mass media raramente sono pensate per la nicchia dei “prosumer” (produttori-consumatori). Qui entra in gioco l’utilità pratica dei comparatori online, come ad esempio Altroconsumo.
Questi strumenti permettono di simulare non un consumo generico, ma il proprio scenario reale: inserendo il dato del solo prelievo residuo (quello che effettivamente passa dal contatore nonostante i pannelli), è possibile filtrare le proposte e far emergere quelle che premiano i consumi serali. Utilizzare un comparatore consente di identificare facilmente il fornitore che si adatti alle proprie necessità, quindi che permette di minimizzare l’impatto economico di quelle ore in cui il sole non può dare il suo contributo.
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