Uno studio guidato dall’Università di Milano evidenzia il raddoppio degli episodi di pioggia estrema in alcune aree italiane tra 1986 e 2022, con impatti rilevanti su rischio idrogeologico, pianificazione infrastrutturale e protezione civile.
Le precipitazioni estreme stanno aumentando in frequenza e intensità su diverse aree del territorio italiano. Un’analisi internazionale guidata dall’Università di Milano, con la collaborazione dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Bologna e della società milanese RSE, documenta un cambiamento significativo nel regime dei temporali intensi tra il 1986 e il 2022.
In alcune regioni del Nord Italia gli episodi estivi sono raddoppiati in circa 35 anni, passando da una media di dieci eventi all’anno a oltre venti. In autunno, incrementi marcati si osservano lungo le coste della Liguria, del Mar Ionio e della Sardegna, dove i tradizionali due o tre episodi stagionali hanno superato quota dieci.
Lo studio si basa su dati ad alta risoluzione spaziale e temporale, elemento che consente una ricostruzione dettagliata dei fenomeni convettivi intensi e una valutazione più accurata del rischio idrogeologico.
Le piogge estreme si distinguono per l’elevata quantità di acqua caduta in un intervallo temporale molto breve e su un’area limitata. Si tratta di fenomeni convettivi intensi, spesso associati a celle temporalesche autorigeneranti o a sistemi convettivi organizzati.
Dal punto di vista meteorologico, tali eventi sono legati a:
L’aumento delle temperature medie comporta una maggiore capacità dell’atmosfera di trattenere umidità. La relazione fisica è descritta dall’equazione di Clausius-Clapeyron: per ogni grado Celsius in più, l’aria può contenere circa il 7% in più di vapore acqueo. Questo surplus energetico e idrico può tradursi in precipitazioni più intense quando le condizioni dinamiche lo consentono.
L’analisi copre il periodo 1986–2022 e mostra un’evoluzione non uniforme sul territorio nazionale.
Le Prealpi tra Piemonte e Valle d’Aosta, insieme alla Lombardia e all’Alto Adige, registrano un incremento marcato degli episodi estivi. Il numero medio annuale di eventi estremi è passato da circa 10 a oltre 20.
La morfologia alpina e prealpina favorisce lo sviluppo di temporali intensi per effetto di:
L’aumento osservato suggerisce una maggiore frequenza di condizioni favorevoli alla convezione intensa durante la stagione calda.
In autunno, la crescita degli eventi estremi si concentra lungo le coste della Liguria, del Mar Ionio e della Sardegna. In queste aree, i tradizionali 2–3 episodi stagionali sono diventati più di 10.
La dinamica autunnale è spesso associata al contrasto tra:
Questo contrasto termico alimenta sistemi convettivi intensi, talvolta stazionari, con precipitazioni concentrate in poche ore. La Liguria, per conformazione orografica e vicinanza tra costa e rilievi appenninici, rappresenta un’area storicamente vulnerabile a fenomeni alluvionali rapidi.
Uno degli aspetti qualificanti dello studio riguarda l’utilizzo di dati meteorologici ad alta risoluzione spaziale e temporale. Questo approccio consente di intercettare eventi localizzati che potrebbero sfuggire a reti di osservazione meno dense.
L’integrazione di serie storiche estese dal 1986 al 2022 permette di individuare tendenze statisticamente significative, distinguendo tra variabilità naturale e cambiamento sistemico.
Secondo Maurizio Maugeri, l’analisi migliora la valutazione dei rischi idrogeologici, fornendo strumenti più accurati per stimare la frequenza e l’intensità degli eventi estremi su scala locale.
L’Italia presenta una vulnerabilità elevata al dissesto idrogeologico a causa di:
Le piogge intense concentrate in pochi minuti possono generare:
L’aumento della frequenza degli eventi comporta una maggiore probabilità di superamento delle soglie critiche di saturazione del suolo e di portata dei corsi d’acqua.
La crescita degli episodi estremi richiede un aggiornamento dei parametri utilizzati nella progettazione infrastrutturale. Le opere idrauliche, i sistemi di drenaggio urbano e le reti fognarie sono spesso dimensionati sulla base di statistiche storiche che potrebbero non riflettere più l’attuale regime pluviometrico.
Francesco Cavalleri sottolinea che i risultati dello studio forniscono elementi utili per:
La concentrazione delle precipitazioni in intervalli temporali brevi impone un’attenzione particolare alla gestione delle acque meteoriche in ambito urbano, dove l’impermeabilizzazione del suolo amplifica il deflusso superficiale.
L’aumento osservato si inserisce in un contesto più ampio di riscaldamento globale. L’incremento delle temperature superficiali e marine favorisce una maggiore disponibilità di vapore acqueo, carburante fondamentale per i sistemi convettivi.
Le proiezioni climatiche indicano che, anche in presenza di una possibile riduzione del numero totale di giorni piovosi in alcune aree mediterranee, la quota di precipitazioni concentrate in eventi intensi potrebbe continuare ad aumentare.
La distinzione tra precipitazione media annua e intensità degli eventi singoli risulta centrale: una stabilità o riduzione del totale annuo non esclude una crescita della pericolosità associata ai fenomeni estremi.
L’evoluzione del regime delle piogge richiede un monitoraggio continuo attraverso reti meteorologiche ad alta densità, radar meteorologici e modelli previsionali ad alta risoluzione.
Le strategie di adattamento includono:
La disponibilità di serie storiche dettagliate, come quelle analizzate nello studio, costituisce una base tecnica per decisioni fondate su evidenze quantitative.
L’incremento documentato degli episodi di pioggia estrema tra il 1986 e il 2022 indica una trasformazione significativa nel comportamento delle precipitazioni in Italia. Il raddoppio degli eventi in alcune aree prealpine e l’aumento marcato lungo le coste liguri, ioniche e sarde delineano un quadro coerente con le dinamiche di un’atmosfera più calda e carica di umidità.
L’analisi ad alta risoluzione consente di superare una lettura puramente aneddotica dei fenomeni e fornisce una base scientifica per la gestione del territorio. La frequenza crescente degli eventi intensi rappresenta un parametro chiave per la valutazione del rischio e per la pianificazione futura delle infrastrutture e dei sistemi di protezione civile.
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