Alluvione in Nepal, fuori uso 430 MW tra idroelettrico e solare

La piena del Bhote Koshi ferma 430 MW in Nepal, oltre il 12% della capacità idroelettrica del Paese. Danni anche alla rete.

26 agosto 2026 17:53
Alluvione in Nepal, fuori uso 430 MW tra idroelettrico e solare - Telecamera di sicurezza del valico di Gyirong
Telecamera di sicurezza del valico di Gyirong
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Una piena improvvisa del fiume Bhote Koshi ha travolto mercoledì mattina i distretti nepalesi di Rasuwa e Nuwakot, al confine con il Tibet, e ha messo fuori servizio circa 430 MW di capacità di generazione elettrica. Il dato arriva dalla Nepal Electricity Authority, l'azienda elettrica di Stato nepalese, e riguarda soprattutto centrali idroelettriche più un impianto fotovoltaico da 25 MW. Rispetto alla capacità idroelettrica installata del Paese, circa 3,2 GW, la quota fuori uso supera il 12% secondo il calcolo di Reuters.

L'onda ha raggiunto i villaggi intorno alle 9 ora locale, le 5.15 in Italia. Il bilancio umano resta provvisorio, con almeno 22 vittime accertate e centinaia di dispersi, tra cui 384 viaggiatori segnalati come irreperibili dal Nepal Tourism Board. Sul fronte elettrico l'autorità elenca danni a sei impianti e nodi di rete, cioè Rasuwagadhi, Chilime, Trishuli 3A, la sottostazione da 220 kV dell'hub di Trishuli 3B, la centrale di Trishuli e quella di Devighat, oltre a diverse strutture di distribuzione. Alle 16.15 italiane del 26 agosto la causa dell'evento non è ancora accertata in via ufficiale e la stima dei danni resta preliminare.

Cosa ha bloccato il fiume a monte delle centrali

La ricostruzione più accreditata parla di una valanga di ghiaccio e roccia staccatasi da un ghiacciaio sul versante nepalese e finita dentro il Lhende Khola, un affluente del Bhote Koshi. Lo sbarramento ha trattenuto l'acqua per un tempo breve, poi ha ceduto liberando a valle un volume concentrato in pochi minuti. Saswata Sanyal, specialista di riduzione del rischio dell'ICIMOD, il centro di ricerca sulla montagna con sede a Kathmandu, ha osservato che lo stesso torrente è esondato due volte in quattordici mesi. L'ICIMOD segnala da anni che l'Himalaya si riscalda più in fretta della media globale, con effetti diretti sulla stabilità dei ghiacciai e sulla formazione di laghi glaciali in quota.

Resta aperta l'ipotesi che il distacco sia stato innescato dal terremoto di magnitudo 4,4 registrato dallo USGS alle 8.37 locali in territorio tibetano, a 10 km di profondità, e quella di uno svuotamento improvviso di un lago glaciale, il fenomeno che i glaciologi chiamano GLOF. Rijan Bhakta Kayastha, della Kathmandu University, ha escluso la pioggia monsonica come causa principale e ha spiegato al Kathmandu Post che la valutazione è ancora iniziale e nasce dal confronto con i ricercatori cinesi.

Gli impianti di questo corridoio sono ad acqua fluente, producono cioè con la portata istantanea del fiume senza un grande serbatoio di accumulo, e hanno le opere di presa direttamente in alveo. Una piena carica di detriti e sedimento distrugge traverse, paratoie e canali di derivazione prima ancora di arrivare alle sale macchine. Nel luglio 2025 la stessa valle era stata colpita da un'alluvione originata da un lago sopraglaciale in Tibet, che aveva portato via una paratoia della diga di Rasuwagadhi da 111 MW. Lo stesso impianto compare anche nell'elenco di oggi.

Alluvione in Nepal
Sceenshot video di un residente

Quanto pesa la perdita sulla rete e in quanto tempo si ripara

Secondo l'associazione dei produttori indipendenti IPPAN, nel solo distretto di Rasuwa risultano colpiti quattro impianti in esercizio per 231 MW e tre cantieri per 342 MW, tra cui l'Upper Trishuli-1 da 216 MW e il Rasuwa Bhotekoshi da 120 MW, entrambi ancora in costruzione. In Nuwakot i danni riguardano altre quattro centrali attive per 123 MW, tra cui Trishuli e Devighat, e due progetti in sviluppo. I cantieri fermi non tolgono megawatt alla rete di oggi, ma spostano in avanti la data di entrata in esercizio.

La perdita cade nel momento di massima produzione. Le centrali ad acqua fluente rendono al massimo quando il monsone tiene alte le portate, tra giugno e settembre, e i mesi asciutti sono quelli in cui il Nepal fatica a coprire il fabbisogno interno. Pesa anche la sottostazione da 220 kV, che è il punto in cui la produzione della valle viene raccolta e immessa nella rete di trasmissione ad alta tensione.

La NEA ha dichiarato di lavorare al ripristino senza indicare una data e ha invitato a considerare valide solo le comunicazioni ufficiali. Strade e ponti della valle sono stati distrutti, quindi le squadre non possono raggiungere gli impianti finché non si ristabilisce l'accesso. I conteggi, intanto, non coincidono. L'autorità elettrica parla di 430 MW fermi, mentre la somma dei progetti elencati da IPPAN, contando anche i cantieri, supera i 700 MW.

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