Centrali nucleari galleggianti, la IAEA lancia ATLAS e l'Italia firma

ATLAS punta a regolare le centrali nucleari galleggianti. Oggi ne opera una sola al mondo e nulla è autorizzato.

03 settembre 2026 11:00
Centrali nucleari galleggianti, la IAEA lancia ATLAS e l'Italia firma - IAEA ATLAS
IAEA ATLAS
Condividi

La IAEA ha lanciato il 26 e 27 agosto a Washington l'iniziativa ATLAS, dedicata all'uso civile dell'energia nucleare in mare. Una delle due gambe del programma riguarda le centrali nucleari galleggianti, impianti montati su chiatte o scafi che l'agenzia indica come possibile fonte di elettricità e calore per comunità costiere o remote e per l'industria, oltre che per la produzione di combustibili alternativi come l'idrogeno. Il documento congiunto pubblicato dall'agenzia porta la firma di 28 Paesi, tra cui l'Italia, mentre il comunicato diffuso il giorno del lancio ne indicava 25.

L'iniziativa non autorizza nulla e non seleziona tecnologie. Il testo firmato precisa che ATLAS resta neutrale rispetto ai fornitori e ai progetti di reattore, e riconosce che concetti operativi e modelli di business si trovano in gran parte a uno stadio iniziale. Il passo successivo è la costituzione di un comitato direttivo e di sei gruppi di progetto che, secondo la IAEA, avvieranno il lavoro tecnico entro l'anno su sicurezza degli impianti, protezione fisica, salvaguardie di non proliferazione e procedure autorizzative.

Una sola centrale galleggiante in funzione, e sta nell'Artico russo

Il riferimento operativo è uno soltanto. La Akademik Lomonosov, in esercizio commerciale dal maggio 2020, è ormeggiata a Pevek nella Chukotka e ospita due reattori KLT-40S derivati dalla linea impiegata sui rompighiaccio. Fornisce elettricità e calore per teleriscaldamento e ha preso il posto della centrale nucleare di Bilibino, chiusa, e di un vecchio impianto a carbone della stessa area. Secondo l'operatore Rosenergoatom copre circa il 60% del fabbisogno energetico della Chukotka occidentale, e all'inizio del 2025 aveva superato il primo miliardo di chilowattora prodotti.

L'argomento a favore di questa configurazione riguarda la filiera industriale. La IAEA osserva che un impianto galleggiante può essere costruito in fabbrica, assemblato in cantiere navale e poi trasportato sul sito, con l'effetto potenziale di accorciare i tempi di costruzione e contenere i costi rispetto a un cantiere a terra. Resta una previsione sul modo di produrre gli impianti, non una prestazione misurata su una serie, dal momento che di unità in esercizio ne esiste una.

Sui programmi in sviluppo la stessa agenzia elenca sei Paesi al lavoro su reattori modulari di piccola taglia per impiego marino, cioè Canada, Cina, Danimarca, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti, alcuni a uno stadio avanzato. Nessuno di questi progetti ha finora un impianto che immette energia in rete fuori dal caso russo.

Che cosa succede quando un impianto attraversa un confine

La mobilità è il nodo che ATLAS deve sciogliere. In un simposio dedicato agli impianti galleggianti la IAEA ha indicato come questione aperta proprio il caso di unità che attraversano confini nazionali o che operano in acque internazionali invece che territoriali, una condizione estranea alle procedure di autorizzazione costruite attorno a un reattore fisso su un sito noto. Lo stesso vale per la protezione fisica e per i controlli di non proliferazione lungo l'intera vita dell'impianto.

Sui tempi la IAEA indica che alcuni progetti potrebbero essere pronti per l'impiego nel corso degli anni Trenta. È una stima dell'agenzia sulla disponibilità tecnologica, non un calendario di cantiere, e non dice nulla sul quadro regolatorio, che i gruppi di progetto devono ancora scrivere e che nel documento firmato viene descritto come un percorso di durata non indefinita, con struttura e perimetro rivedibili.

Per l'Italia la firma arriva mentre la cornice nazionale è ancora in Parlamento. Il disegno di legge delega sull'energia nucleare sostenibile, approvato dalla Camera il 4 giugno 2026 con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, è all'esame del Senato come atto S.1924, con il termine per gli emendamenti fissato al 10 settembre e la ripresa dei lavori attesa dopo il 14. Il testo copre reattori modulari, reattori avanzati, microreattori, produzione di idrogeno da fonte nucleare, gestione del combustibile esaurito e riordino della vigilanza.

La delega non autorizza alcun impianto. Trasferisce al governo il compito di adottare entro dodici mesi dall'entrata in vigore i decreti legislativi che definiranno autorizzazioni, controlli e gestione dei rifiuti radioattivi, e l'esecutivo ha indicato la fine del 2026 come obiettivo per la presentazione di quei decreti.

Domande frequenti

Quante centrali nucleari galleggianti sono in funzione nel mondo?

Una sola. La Akademik Lomonosov, in esercizio commerciale dal maggio 2020 a Pevek, nell'Artico russo, con due reattori di progetto KLT-40S. Gli altri programmi elencati dalla IAEA, dal Canada alla Corea del Sud, sono in fase di progettazione o di sviluppo, alcuni a uno stadio avanzato, nessuno con un impianto che produce energia per la rete.

La firma dell'Italia comporta impegni vincolanti?

No. Si tratta di una dichiarazione congiunta di natura politica, che sostiene l'avvio dell'iniziativa e la formazione dei gruppi di lavoro. Non impegna a costruire impianti, non stanzia risorse e non modifica la normativa nazionale, che dipende dalla legge delega in discussione al Senato e dai decreti attuativi successivi.

Che differenza c'è tra una centrale galleggiante e una nave a propulsione nucleare?

Nel primo caso il reattore produce energia da cedere a terra e l'unità resta ormeggiata per anni nello stesso punto. Nel secondo il reattore muove la nave, che cambia porto e giurisdizione di continuo. ATLAS tratta entrambe le applicazioni, e la revisione delle regole per le navi mercantili a reattore segue un calendario diverso.

Segui Energy CuE