Gas oltre 90 euro al TTF: primo caso dal 2022. Brent a 111 dollari
Il TTF supera 90 euro/MWh, primo caso da dicembre 2022. Brent a 111 dollari dopo gli attacchi nel Golfo. Scorte Ue al 74%.
Il prezzo all'ingrosso del gas in Europa ha superato i 90 euro per megawattora nella mattinata di martedì 20 ottobre, per la prima volta da dicembre 2022. Alle 12.21 il contratto con consegna a novembre sul TTF di Amsterdam, l'hub olandese che fa da riferimento per gli scambi di gas nel continente, era quotato a 90,10 euro/MWh, 2,06 euro sopra la chiusura precedente secondo i dati dell'Intercontinental Exchange. Nel pomeriggio è ripiegato intorno agli 88 euro.
Sale anche il petrolio. Il Brent, il greggio di riferimento per i mercati europei, ha toccato 111,05 dollari al barile, il livello più alto da maggio, dopo nuovi attacchi a petroliere nel Golfo Persico e lo scambio di missili tra gli Houthi yemeniti e l'Arabia Saudita. A differenza del gas, il greggio resta sotto i picchi dei mesi scorsi, quando i futures avevano superato i 126 dollari. I dati sono aggiornati alle 16 del 20 ottobre 2026 e non è ancora confermato se il TTF chiuderà la seduta sopra quota 90.
Perché il gas sale più del petrolio
Dallo Stretto di Hormuz passa circa un quinto dei volumi mondiali di petrolio e di gas naturale liquefatto (GNL, il gas trasportato via nave a bassissima temperatura). Dall'inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, il 28 febbraio, il TTF è quasi triplicato, da una quotazione di circa 32 euro a febbraio. Per capire perché una petroliera colpita nel Golfo si traduce in pochi minuti in un rincaro ad Amsterdam serve guardare a come si forma il prezzo del gas sul TTF, che sconta in anticipo il rischio sulle forniture future.
Sui flussi reali le informazioni divergono. Il segretario all'Energia statunitense Chris Wright ha dichiarato che le esportazioni di greggio dal Golfo sono tornate a circa l'80% dei livelli prebellici, mentre i dati di tracciamento navale di Kpler indicano un nuovo crollo dopo gli attacchi iraniani alle petroliere degli ultimi giorni. Sul fronte orientale, Russia e Ucraina hanno ripreso a colpire le rispettive infrastrutture energetiche. Da inizio anno il Brent è salito di quasi l'80%, un aumento che pesa già sulle stime di inflazione nell'area euro.
Il gas ha un'esposizione in più. L'Europa compete con l'Asia per gli stessi carichi di GNL, in gran parte di origine statunitense, e arriva all'inverno con poche scorte proprie.
Stoccaggi ai minimi e governi costretti a intervenire
Secondo la piattaforma AGSI di Gas Infrastructure Europe, il 13 ottobre gli stoccaggi dell'Unione erano pieni al 74,02%, pari a 836,9 TWh, contro circa l'83% di un anno prima. Il think tank IEEFA, in un rapporto pubblicato il 9 ottobre, ha rilevato che il 3 ottobre il riempimento era del 72,4%, il valore più basso per quel periodo dell'anno dall'inizio delle rilevazioni nel 2011, e stima che l'Ue potrebbe dover ridurre la domanda invernale di gas del 7% rispetto all'anno scorso.
Le scorte sono basse perché lo stoccaggio regge solo se il gas comprato d'estate costa meno di quello venduto d'inverno, e quest'anno la differenza non ripagava l'acquisto per gli operatori privati. Alcuni governi sono intervenuti direttamente. I Paesi Bassi hanno approvato a giugno un sussidio fino a 993 milioni di euro per la società pubblica EBN Capital, la Germania ha chiesto alla società statale SEFE di acquistare altri 8 TWh. Il bollettino Energy Intelligence ha giudicato queste mosse di fine stagione insufficienti a creare un margine significativo per i mesi di picco.
La Commissione europea, nella valutazione dell'8 ottobre, ritiene che il sistema abbia la flessibilità per coprire la domanda invernale aumentando le importazioni di GNL. ENTSOG, la rete dei gestori europei del trasporto gas, ha stimato che un inverno rigido potrebbe lasciare l'Unione con fino al 15% in meno del gas necessario. Dal gennaio 2027 scatterà anche il divieto totale di importare GNL russo, che restringe ulteriormente le alternative.