I calcoli digitali possono aspettare? Come i data center spostano i consumi verso l’energia più pulita

Due elaborazioni informatiche identiche possono richiedere la stessa quantità di energia e, allo stesso tempo, avere un impatto climatico diverso.

A cura di Redazione Redazione
21 ottobre 2026 11:33
I calcoli digitali possono aspettare? Come i data center spostano i consumi verso l’energia più pulita -
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Il motivo è semplice: l’elettricità non viene prodotta sempre nello stesso modo. Il contributo di fonti rinnovabili, gas, carbone o nucleare cambia a seconda dell’ora e dell’area geografica. Da qui nasce una domanda interessante: se un calcolo non è urgente, perché non eseguirlo quando l’elettricità disponibile ha una minore intensità carbonica?

È il principio alla base del carbon-aware computing: rendere almeno una parte della domanda elettrica dei sistemi informatici più flessibile. Una strategia destinata a diventare sempre più rilevante mentre aumentano i consumi dei data center, ma che incontra un limite fondamentale: non tutte le attività digitali possono aspettare.

Non basta chiedersi quanta energia consuma un data center

L’efficienza energetica punta a svolgere lo stesso lavoro utilizzando meno energia. Il carbon-aware computing affronta un problema diverso: scegliere, quando possibile, il momento o il luogo più favorevole per svolgere un’elaborazione. Un backup programmato durante la notte, per esempio, potrebbe essere anticipato o posticipato se dispone di una finestra temporale sufficientemente ampia.

Questo approccio viene definito temporal shifting. Esiste anche lo spatial shifting, nel quale un carico di lavoro viene indirizzato verso un’altra infrastruttura o regione. In entrambi i casi il punto non è necessariamente ridurre i kWh utilizzati, ma cercare condizioni energetiche associate a minori emissioni senza compromettere il servizio.

Quali attività digitali possono davvero aspettare?

La flessibilità dipende soprattutto dalla funzione del servizio. Elaborazioni batch, backup, alcune analisi di grandi quantità di dati e altri processi non urgenti possono disporre di margini temporali relativamente ampi. Una piattaforma utilizzata in tempo reale, invece, deve reagire quando è l’utente a richiederlo.

Videoconferenze, cloud gaming, streaming live e altre forme di intrattenimento interattivo mostrano bene questa differenza. Una piattaforma come NetBet.it, per esempio, include anche esperienze di casinò live: appartengono a una categoria di servizi in cui l’interazione avviene in tempo reale e non può semplicemente essere rimandata di alcune ore in attesa di condizioni migliori sulla rete elettrica. Lo stesso principio vale per molti altri servizi digitali sensibili alla latenza.

Attività digitale

Esigenza di tempo reale

Flessibilità temporale potenziale

Backup

Bassa

Alta

Elaborazione batch

Bassa

Alta

Aggiornamenti software

Variabile

Media

Streaming on demand

Media

Limitata

Videoconferenza

Alta

Molto bassa

Gaming e servizi live

Alta

Molto bassa

La distinzione è importante perché evita una semplificazione: un data center non è un unico grande carico elettrico che può essere acceso o spento a piacimento. Ospita attività con requisiti molto diversi. È quindi necessario capire quali componenti della domanda siano realmente flessibili.

La flessibilità digitale può aiutare anche la rete elettrica

Il tema va oltre l’efficienza dei singoli server. Come già accade con la digitalizzazione delle infrastrutture per la transizione energetica, la capacità di coordinare domanda, produzione e disponibilità della rete diventa sempre più importante quando aumenta la quota di fonti rinnovabili variabili.

Secondo la Commissione europea, i data center rappresentano circa 415 TWh di consumo elettrico globale, pari a circa l’1,5% della domanda mondiale, e potrebbero raggiungere circa 945 TWh entro il 2030. La Commissione sottolinea inoltre il potenziale dei data center flessibili nel rispondere alle condizioni della rete, favorendo l’integrazione delle energie rinnovabili.

Il carbon-aware computing non è una soluzione automatica

Spostare un carico informatico richiede innanzitutto dati affidabili sull’intensità carbonica dell’elettricità. Occorre poi rispettare vincoli tecnici, capacità disponibile, sicurezza, localizzazione dei dati e qualità del servizio. Se lo spostamento aumenta eccessivamente la latenza o richiede infrastrutture aggiuntive, il beneficio può ridursi.

C’è poi una distinzione essenziale: ridurre le emissioni associate a un calcolo non significa necessariamente ridurne il consumo energetico. Un processo spostato in un momento più favorevole potrebbe utilizzare quasi gli stessi kWh. Cambia, invece, il mix elettrico che li alimenta. Efficienza energetica e flessibilità carbon-aware sono quindi strumenti complementari, non sinonimi.

Consumare meno, ma anche scegliere meglio quando consumare

La crescita dei servizi digitali rende poco realistico pensare alla sostenibilità dei data center attraverso una sola leva. Server più efficienti, sistemi di raffreddamento migliori ed elettricità a basse emissioni restano fondamentali, ma una parte della soluzione può arrivare anche dalla gestione intelligente della domanda.

La vera opportunità consiste nel riconoscere quali elaborazioni possono aspettare e spostarle quando le condizioni energetiche sono più favorevoli, lasciando invece ai servizi in tempo reale le risorse necessarie quando servono. Il futuro dei data center, in altre parole, non dipenderà soltanto da quanto riusciranno a consumare meno, ma anche da quanto intelligentemente sapranno scegliere quando consumare.

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