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Quando la Terra era ghiacciata l’inizio della vita potrebbe essersi rifugiata in stagni di fusione

Illustrazione di una terra ghiacciata (Canva FOTO) - energycue.it

Illustrazione di una terra ghiacciata (Canva FOTO) - energycue.it

Forse proprio quando la Terra era ghiacciata, si sono create le condizioni che hanno permesso agli organismi di sopravvivere.

Durante le grandi glaciazioni del periodo Criogeniano, tra 635 e 720 milioni di anni fa, la Terra visse uno dei suoi momenti più estremi. Interamente (o quasi) ricoperta di ghiaccio, con temperature medie che toccavano i -50 °C, sembrava davvero difficile immaginare che potesse sopravvivere qualcosa. Eppure, la vita non solo è sopravvissuta, ma ha anche trovato il modo di andare avanti.

Ora, grazie a uno studio guidato da Fatima Husain del MIT, pubblicato su Nature Communications il 19 giugno 2025, emerge un’ipotesi affascinante: alcuni eucarioti, cioè organismi con cellule complesse, antenati diretti di tutte le forme di vita multicellulare, potrebbero aver trovato rifugio in minuscoli stagni di acqua di fusione, sopra i ghiacci equatoriali.

Questi stagni si sarebbero formati grazie a uno strano fenomeno: detriti scuri intrappolati nei ghiacci che, affiorando in superficie, assorbivano più luce solare, sciogliendo il ghiaccio circostante e creando piccole pozze d’acqua. Sì, anche nel cuore di un’era glaciale totale, ci sarebbero stati luoghi dove l’acqua era liquida. E in quelle pozze si sarebbe potuta sviluppare, o almeno resistere, alcnui organismi.

Per sostenere questa teoria, i ricercatori hanno guardato… al presente. Hanno studiato stagni simili che si trovano oggi nella calotta glaciale di McMurdo, in Antartide, e vi hanno trovato comunità eucariotiche variegate e resistenti. Proprio come quelle che, milioni di anni fa, avrebbero potuto sopravvivere al congelamento globale.

Stagni sopra il ghiaccio: rifugi insospettabili

Nel dettaglio, il team ha prelevato campioni da sedici stagni di acqua di fusione, studiando sia i componenti genetici delle comunità presenti (in particolare l’RNA ribosomiale 18S), sia i lipidi prodotti dagli organismi, come gli steroli. Questi ultimi, se sottoposti a simulazioni di fossilizzazione, diventano sterani, molecole stabili che possono essere confrontate con quelle presenti in sedimenti antichi. Un modo, insomma, per tracciare la presenza di vita complessa anche laddove i fossili sono irraggiungibili.

I risultati hanno mostrato una biodiversità sorprendente. Ogni stagno aveva la sua “firma” unica, ma tutti ospitavano gruppi principali di eucarioti: SAR (che include diatomee e dinoflagellati), Opisthokonta (il gruppo di cui fanno parte anche gli animali) e Archaeplastida (al cui interno si trovano le alghe verdi e rosse). Inoltre, la salinità delle acque sembrava influenzare in parte la composizione delle comunità. Stagni più salmastri mostravano un profilo lipidico differente rispetto a quelli con acqua più dolce. In particolare, alcuni sterani con 28 atomi di carbonio risultavano più abbondanti in stagni con conduttività elevata, suggerendo che la salinità potesse plasmare le comunità, almeno in parte.

Illustrazione di alcune di queste forme di vita (Husain et al., 2025 FOTO) - energycue.it
Illustrazione di alcune di queste forme di vita (Husain et al., 2025 FOTO) – energycue.it

Molecole fossili, ed echi del passato…

Un altro aspetto notevole riguarda l’identificazione di steroli complessi come il 24-isopropilcolestano, molecola tradizionalmente associata alle spugne marine. Queste molecole, rilevate negli stagni antartici, si sono probabilmente accumulate sulla superficie della calotta glaciale attraverso un processo naturale: i detriti del fondale marino, inglobati nel ghiaccio, vengono lentamente trasportati verso l’alto da un “nastro trasportatore” ghiacciato. Quando emergono, assorbono luce solare e contribuiscono allo scioglimento del ghiaccio, formando nuovi stagni e depositando resti di organismi antichi. L’analisi dei lipidi ha rivelato firme compatibili con alghe verdi, diatomee, dinoflagellati, ma anche organismi ancora non classificati nei database genetici attuali.

In alcuni stagni, il materiale genetico era talmente frammentato o non corrispondente a nulla di noto che gli scienziati sospettano la presenza di una diversità oscura, ancora tutta da scoprire. In definitiva, questi stagni antartici moderni sembrano essere ottimi analoghi dei possibili rifugi criogeniani. Pur non ospitando oggi le stesse specie dell’epoca, mostrano che ambienti simili sarebbero stati perfettamente in grado di mantenere una varietà di vita eucariotica.