Melatonina, altro che farmaco ‘naturale’ | Prima di assumerla pensaci 2 volte: non immagini quello che rischi

Per poter dormire (Canva) - energycue.it
Soffrire d’insonnia, non significa dover subito assumere melatonina, e pensare di risolvere il problema. Anzi, probabilmente lo peggiori!
Esporsi al sole è uno dei piaceri più apprezzati, soprattutto in estate, quando la pelle dorata vien associata a bellezza e benessere. Anche se, proprio dietro all’abbronzatura, si nascondono rischi i quali non devono essere sottovalutati; come scottature, invecchiamento precoce, e danni più seri alla pelle.
Per questo motivo, conoscere le corrette abitudini da adottare è fondamentale, per godere dei benefici del sole, senza compromettere la salute. D’altronde, un’abbronzatura sicura non significa rinunciare al colore, ma imparare a proteggersi in modo efficace.
Pertanto, la scelta della crema solare giusta; il rispetto delle ore consigliate per l’esposizione; e l’idratazione costante, son solo alcuni degli accorgimenti da seguire. Trattandosi di piccoli gesti che possono fare una grande differenza, e ridurre i rischi legati ai raggi UV.
Motivo per cui, abbronzarsi in sicurezza è dunque possibile, a patto di approcciarsi al sole con consapevolezza e responsabilità, trasformando un momento di relax, in un’esperienza del tutto salutare.
Un ormone da non sottovalutare
La melatonina è nello specifico, vista spesso come un semplice integratore naturale contro l’insonnia. In realtà, altro no0n è che un ormone il quale agisce direttamente sul ciclo sonno-veglia. Durante l’estate, complici caldo, giornate lunghe, e ritmi alterati, i disturbi del sonno aumentano, e molte persone ricorrono a soluzioni fai-da-te. Ma come riportato da fanpage.it, il professor Luigi Ferini Strambi ha spiegato che la melatonina può sì, esser utile, quantunque il suo utilizzo indiscriminato non è tuttavia privo di rischi, non esistendo ancora studi che ne garantiscano appunto, l’assoluta innocuità.
Un’importante ricerca dell’Università di Pisa, pubblicata sul “Journal of Pineal Research”, ha analizzato oltre 26 studi scientifici per chiarire come assumere correttamente la melatonina. Di cui, nella pratica clinica, si prescrivono generalmente 2 mg da prendere mezz’ora prima di dormire mentre i dati più recenti, dimostrano, invece, che una maggior efficacia si ottiene con dosi da 3 a 4 mg, assunte almeno tre ore prima di coricarsi. Andando a confermare, tutto questo, che orario e quantità son quindi determinanti per il buon esito del trattamento.
Ma a chi può davvero servire?
La melatonina, in ogni caso, non è indicata per tutte le forme d’insonnia. Risultando particolarmente utile nei cosiddetti “gufi”, ovvero chi tende a coricarsi e svegliarsi molto tardi. Essendo sufficiente, in questi casi, anche 1 mg assunto verso le 20. Oppure gli anziani, che spesso presentano livelli ridotti di melatonina, potendo quindi trarne beneficio. Nondimeno, per chi soffre di disturbo comportamentale del sonno “REM”, caratterizzato da sogni violenti vissuti come reali, l’assunzione controllata fino a 6-8 mg, può migliorare la qualità del riposo.
La facilità con cui si reperisce la melatonina, spesso infatti senza ricetta, induce a pensare che sia innocua. Ma nello specifico, e in dosaggi elevati o assunzioni prolungate, può avere conseguenze proprio su metabolismo e umore; sino a favorire stati depressivi. Per questo motivo, gli esperti raccomandano di non affidarsi all’automedicazione, poiché alcune insonnie son comunque transitorie, e possono risolversi con semplici accorgimenti. Rendendo, quindi, la melatonina uno strumento utile, ma solo se utilizzato con cautela, e sotto controllo medico.