Home » L’Italia mappa l’amianto dai satelliti: e-GEOS e il Mase avviano il primo censimento nazionale dall’orbita

L’Italia mappa l’amianto dai satelliti: e-GEOS e il Mase avviano il primo censimento nazionale dall’orbita

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha affidato a un consorzio guidato da e-GEOS, società del Gruppo Leonardo partecipata all’80% da Telespazio e al 20% dall’Agenzia Spaziale Italiana, il primo progetto nazionale di mappatura satellitare sistematica delle coperture in cemento-amianto presenti sul territorio italiano.

Il contratto, assegnato dalla Direzione Generale per l’Economia Circolare e le Bonifiche del MASE, prevede l’utilizzo di immagini satellitari multispettrali ad altissima risoluzione elaborate da algoritmi di intelligenza artificiale per aggiornare il censimento delle coperture in amianto su edifici pubblici e privati. La notizia arriva a pochi mesi dall’entrata in vigore, il 24 gennaio 2026, del D.Lgs. 213/2025, che ha recepito la Direttiva UE 2023/2668 abbassando di dieci volte il valore limite di esposizione professionale alle fibre di amianto, portandolo da 0,1 a 0,01 fibre per centimetro cubo.

Un problema aperto da oltre trent’anni: i numeri dell’amianto in Italia

Il 27 marzo 1992, con la Legge 257, l’Italia vietò l’estrazione, la produzione, la commercializzazione e l’importazione di amianto e di qualsiasi prodotto che lo contenesse, collocandosi tra i primi paesi in Europa ad adottare questa misura e con tredici anni di anticipo rispetto all’Unione Europea nel suo complesso. Trentaquattro anni dopo, il problema è tutt’altro che risolto. Secondo le stime del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), sul territorio italiano sono ancora presenti circa 2,5 miliardi di metri quadri di coperture in cemento-amianto, corrispondenti a circa 32 milioni di tonnellate di materiale. Una quota rilevante di questo patrimonio edilizio è rappresentata da coperture ondulate o piane in Eternit, un prodotto composito di cemento e fibre di amianto larghissimamente diffuso nella seconda metà del Novecento per le sue proprietà di leggerezza, resistenza al fuoco e costo contenuto.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nel Rapporto Istisan 24|18 “Impatto dell’amianto sulla mortalità. Italia, 2010-2020” pubblicato nell’ottobre 2024, ha certificato che tra il 2010 e il 2020 sono decedute per mesotelioma in media 1.545 persone l’anno in Italia, di cui 1.116 uomini e 429 donne. Se si considerano tutte le patologie asbesto-correlate, incluse asbestosi, carcinoma polmonare e carcinoma dell’ovaio, il carico sanitario sale a circa 4.400 decessi annui, secondo una stima ISS riferita al periodo 2010-2016. Il picco di mortalità per mesotelioma è atteso tra il 2025 e il 2030, a causa della lunga latenza della malattia, che può raggiungere i 30-40 anni dall’esposizione. A livello europeo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 300.000 cittadini europei sono destinati a morire di mesotelioma da amianto entro il 2030.

La situazione della mappatura nazionale è altrettanto critica. La Legge 257/92 e il successivo Decreto Ministeriale 101 del 2003 avevano affidato alle Regioni il compito di realizzare un censimento del materiale contenente amianto, ma il meccanismo di autonotifica da parte dei proprietari degli immobili non ha prodotto risultati omogenei. Lo Sportello Amianto Nazionale documenta che le mappature regionali esistenti non coprono nemmeno il 40% del territorio nazionale, con alcune Regioni, Sardegna, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Umbria, in regola con la trasmissione dei dati, e le Regioni del Sud in forte ritardo. La banca dati INAIL-MASE conta circa 108.000 siti con presenza di amianto segnalata, un numero significativamente inferiore alle stime effettive.

Il progetto: come funziona la mappatura da satellite

Il consorzio aggiudicatario del contratto MASE comprende quattro soggetti con competenze complementari: e-GEOS (Roma), capofila, con il ruolo di integratore della soluzione di geoinformazione; MapSat (Benevento), specializzata nell’elaborazione di dati di osservazione della Terra; Planetek Italia (Bari), attiva nel telerilevamento e nei sistemi informativi geografici; e il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell’Informazione (DIEI) dell’Università di Cassino, che fornisce il supporto scientifico nella sviluppo e validazione degli algoritmi di classificazione.

Il nucleo tecnologico del progetto si fonda sull’integrazione di due componenti distinte. La prima è l’acquisizione di immagini satellitari multispettrali ad altissima risoluzione. I satelliti commerciali di nuova generazione, come quelli della serie WorldView (WorldView-2 e WorldView-3) operati da Maxar Technologies e utilizzati in precedenti studi europei sull’identificazione dell’amianto, sono in grado di acquisire immagini con risoluzione geometrica sub-metrica e di catturare la radianza in bande spettrali che vanno dal visibile all’infrarosso a onde corte (SWIR). La diversità delle bande spettrali è cruciale: il cemento-amianto, come ogni materiale, ha una firma spettrale caratteristica, ovvero un profilo di riflessione della luce che varia in modo specifico a seconda della lunghezza d’onda. Studi pubblicati su riviste internazionali di telerilevamento hanno documentato che le coperture in cemento-amianto producono caratteristiche spettrali identificabili nelle bande del vicino infrarosso e dell’infrarosso a onde corte, distinguibili da altri materiali da copertura come le tegole, il metallo, il bitume e il cemento semplice.

La seconda componente è il trattamento automatico delle immagini attraverso algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning. Tecniche come la Support Vector Machine (SVM), la Random Forest e le reti neurali convoluzionali vengono addestrate su campioni di materiali noti per riconoscere le coperture sospette nelle immagini satellitari. L’approccio è tipicamente di tipo “object-based,” ovvero i tetti vengono prima segmentati in oggetti coerenti, poi classificati, riducendo le false identificazioni legate alla variabilità del singolo pixel. Questa metodologia consente di esaminare superfici estese con una precisione e una velocità impossibili da ottenere attraverso sopralluoghi tradizionali o ricognizioni aeree: studi condotti con immagini WorldView-2 su aree urbane in Polonia e Malesia hanno documentato accuratezze di classificazione superiori al 90% nella identificazione di coperture in amianto.

Come comunicato dall’Amministratore Delegato di e-GEOS Milena Lerario, l’appartenenza a un grande gruppo industriale come Leonardo consente di valorizzare “competenze, tecnologie e capacità di integrazione avanzate, rendendo possibile l’impiego di immagini satellitari ad altissima risoluzione e di tecniche avanzate di analisi dei dati.” L’obiettivo del progetto, sottolinea Lerario, è realizzare un contributo concreto alla definizione di “politiche pubbliche fondate su dati precisi e aggiornati, indispensabili per tutelare l’ambiente e migliorare la qualità della vita delle persone.”

Le aree prioritarie: scuole, ospedali e zone industriali

Le aree oggetto della mappatura sono state identificate congiuntamente dal MASE e dalle amministrazioni regionali e comprendono contesti con caratteristiche molto diverse tra loro, accomunati dal rischio potenzialmente elevato di presenza di coperture in cemento-amianto. Le categorie principali includono istituti scolastici e plessi universitari, presidi ospedalieri e strutture sanitarie, zone industriali ad alta concentrazione produttiva e insediamenti edilizi, sia pubblici che privati, costruiti prevalentemente tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta del Novecento, il periodo di massima diffusione dell’Eternit in edilizia.

I dati già disponibili forniscono un quadro della gravità della situazione: secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), sono circa 2.400 le scuole italiane con presenza accertata di amianto nelle strutture, con un’esposizione che riguarda circa 352.000 studenti e 50.000 lavoratori tra personale docente e non docente. Circa 250 ospedali presentano coperture o strutture in amianto. Non è noto con precisione il numero di abitazioni private interessate, ma stime del CNR indicano che nell’edilizia residenziale siano presenti circa 1,3 miliardi di metri quadri di lastre in cemento-amianto, oltre a 50-100 milioni di metri quadri di superfici trattate con amianto spruzzato.

L’individuazione satellitare delle coperture consentirà una valutazione del loro stato di conservazione: il cemento-amianto è particolarmente pericoloso quando si degrada, perché le fibre di asbesto legate nella matrice cementizia tendono a liberarsi nell’aria con l’invecchiamento e il deterioramento del materiale. Le immagini ottiche ad alta risoluzione permettono di identificare segnali di degrado superficiale (corrosione, frammentazione, alterazione del colore) che orientano le successive verifiche in situ da parte di tecnici specializzati.

Il quadro normativo: un cambio di paradigma nel 2026

Il progetto di mappatura si inserisce in un momento di trasformazione significativa del quadro normativo europeo e italiano in materia di amianto. Il 24 gennaio 2026 è entrato in vigore il D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 213, che recepisce nell’ordinamento italiano la Direttiva (UE) 2023/2668 del Parlamento europeo e del Consiglio, adottata il 22 novembre 2023 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 30 novembre 2023.

La norma introduce una riduzione di un ordine di grandezza del Valore Limite di Esposizione Professionale (VLEP) alle fibre di amianto aerodisperse: il limite, che per tre decenni era rimasto fissato a 0,1 fibre per centimetro cubo (misurate come media ponderata su 8 ore), scende a 0,01 fibre per centimetro cubo. Questa riduzione di dieci volte è il risultato di un aggiornamento delle evidenze scientifiche sulla cancerogenicità delle fibre di amianto a basse concentrazioni, che ha spinto il legislatore europeo verso un principio di riduzione dell’esposizione ai minimi livelli tecnicamente raggiungibili (“zero esposizione” come obiettivo di lungo periodo). La normativa prevede un regime transitorio fino al 20 dicembre 2029 per l’adozione della microscopia elettronica come metodo standard di misurazione delle fibre, con la quale sarà possibile rilevare anche fibre di larghezza inferiore a 0,2 micrometri, attualmente non computate con la microscopia ottica convenzionale.

Per i soggetti che gestiscono edifici con potenziale presenza di amianto, la nuova normativa introduce obblighi sostanziali: la valutazione preventiva sistematica in caso di dubbio sulla presenza di amianto, la notifica telematica preventiva all’organo di vigilanza competente prima di qualsiasi intervento, la formazione specifica per il personale esposto, e la sorveglianza sanitaria rafforzata che include una visita medica anche alla cessazione dell’attività a rischio.

La firma spettrale dell’amianto: il principio fisico alla base del telerilevamento

Per comprendere perché sia possibile identificare l’amianto dall’orbita terrestre, è utile spiegare il principio fisico alla base della tecnologia di telerilevamento multispettrale. Ogni materiale assorbe e riflette la radiazione elettromagnetica solare in modo diverso a seconda della lunghezza d’onda: questo comportamento è la “firma spettrale” del materiale, una sorta di impronta digitale ottica che i sensori satellitari possono misurare.

Il cemento-amianto, nella sua tipica formulazione a base di crisotilo (amianto bianco) e cemento Portland, presenta caratteristiche spettrali riconoscibili nelle bande del vicino infrarosso (NIR, 750-1400 nm) e dell’infrarosso a onde corte (SWIR, 1400-2500 nm). La crisotile in particolare produce bande di assorbimento spettrale caratteristiche nella regione SWIR legate ai legami OH e Mg-OH presenti nella struttura molecolare del minerale fibroso. Sensori come quelli montati su WorldView-3, che include ben otto bande SWIR, offrono una risoluzione spettrale sufficiente per distinguere l’amianto da altri materiali da copertura attraverso tecniche di analisi come lo Spectral Angle Mapper (SAM) o la classificazione basata su Support Vector Machine.

La complessità tecnica non è però solo spettrale. La variabilità delle condizioni ambientali (angolo solare, condizioni atmosferiche, orientamento del tetto, presenza di vegetazione sovrastante o di sporcizia superficiale) e il degrado progressivo del materiale modificano la firma spettrale misurata dal satellite. Per questa ragione la letteratura scientifica distingue tra classificazione basata sul singolo pixel, meno accurata e più soggetta alla variabilità locale, e classificazione basata su oggetti (OBIA, Object-Based Image Analysis), che segmenta l’immagine in unità spaziali coerenti (i singoli tetti) prima di classificarle, ottenendo accuratezze mediamente superiori. Gli algoritmi di machine learning e deep learning, addestrati su ampi dataset di riferimento, superano le limitazioni dei metodi tradizionali e gestiscono meglio la variabilità spettrale intrinseca del materiale nelle diverse condizioni di invecchiamento e degrado.

Il ritmo delle bonifiche e la sfida della capacità smaltimento

Il progetto di mappatura risponde a un’esigenza urgente non solo conoscitiva ma anche operativa: pianificare e prioritizzare le bonifiche su un territorio vastissimo, con risorse pubbliche limitate e una capacità di smaltimento che non tiene il passo con la domanda. I dati ISPRA indicano che le quantità di rifiuti contenenti amianto smaltite in Italia sono passate da oltre 530.000 tonnellate nel 2012 a circa 385.000 tonnellate nel 2020. A questo ritmo, le 32-40 milioni di tonnellate stimate richiederebbero tra i 83 e i 104 anni per essere completamente rimosse. Sul territorio nazionale sono presenti soltanto 19 impianti autorizzati allo smaltimento di rifiuti contenenti amianto, concentrati prevalentemente nel Nord Italia, con una capacità complessiva in costante diminuzione per saturazione progressiva. I costi di smaltimento variano tra i 15 e i 25 euro per metro quadro di copertura rimossa.

Alcune Regioni si stanno muovendo per accelerare il processo anche in parallelo al progetto nazionale. La Lombardia ha stanziato 4,5 milioni di euro per la rimozione dell’amianto negli edifici ALER, aggiungendo un bando da 11,5 milioni destinato agli enti locali tenuti a rimuovere manufatti contenenti amianto da edifici pubblici. La Liguria ha stanziato 11,7 milioni nell’ambito dell’azione 2.2.1 del PR FESR 2021-2027, che include spese per rimozione e smaltimento. Disponendo di una mappatura sistematica e aggiornata, le autorità competenti possono orientare questi investimenti verso le aree con maggiore concentrazione di materiale degradato o nelle prossimità di scuole e ospedali, massimizzando l’impatto sulla riduzione del rischio sanitario.

La geoinformazione satellitare come strumento di politica ambientale ed energetica

Il progetto amianto di e-GEOS rientra in una tendenza più ampia che vede l’osservazione della Terra dallo spazio diventare uno strumento operativo per la gestione delle politiche ambientali, energetiche e territoriali. La capacità di coprire ampie superfici nazionali con cadenza periodica, a costi unitari decrescenti rispetto all’espansione della costellazione dei satelliti commerciali, rende il telerilevamento superiore ai metodi tradizionali di ricognizione per applicazioni che richiedono aggiornamenti frequenti e copertura capillare.

Nel settore energetico, applicazioni analoghe includono la mappatura dello stato di conservazione degli impianti fotovoltaici attraverso termografia infrarossa (per identificare moduli difettosi), il monitoraggio delle perdite di metano nelle reti di distribuzione del gas naturale tramite sensori iperspettrali, e la valutazione del potenziale solare dei tetti degli edifici per la pianificazione dell’installazione di impianti di generazione distribuita. In tutti questi casi, la geoinformazione satellitare trasforma un processo di raccolta dati che richiederebbe decenni di sopralluoghi in un aggiornamento periodico sistematico dell’intero patrimonio costruito.

Nel caso dell’amianto, la disponibilità di un database nazionale aggiornato e georeferenziato delle coperture rappresenta anche uno strumento di programmazione per l’industria delle bonifiche: le imprese specializzate nella rimozione possono pianificare le proprie attività con maggiore efficienza logistica, riducendo i tempi e i costi delle operazioni. Per le amministrazioni locali, disporre di dati precisi sulla localizzazione e sullo stato del materiale semplifica la predisposizione dei piani di risanamento previsti dalla normativa e la comunicazione ai cittadini sui rischi specifici del proprio territorio.


5 proposte di titolo:

  1. L’Italia mappa l’amianto dai satelliti: e-GEOS e il Mase avviano il primo censimento nazionale dall’orbita
  2. Amianto, 2,5 miliardi di m² da bonificare: i satelliti di e-GEOS e l’AI per trovare le coperture pericolose in Italia
  3. Dalla firma spettrale al piano di bonifica: come i satelliti riconoscono l’amianto sui tetti italiani
  4. Trent’anni dopo il bando, l’Italia usa l’intelligenza artificiale per trovare l’amianto ancora nascosto negli edifici
  5. Satelliti e AI contro l’amianto: il contratto Mase a e-GEOS per mappare i tetti pericolosi d’Italia