Incendio alla Delca Energy di Vicopisano: 2.500 tonnellate di plastica in fiamme, il rogo entra nella fase di spegnimento
Una colonna di fumo nero alta fino a 800 metri, visibile da gran parte della provincia di Pisa e segnalata fino a Livorno, Fucecchio e Lamporecchio, ha dominato il cielo dell’area pisana per l’intera giornata di lunedì 8 giugno 2026. All’origine c’è l’incendio divampato alla Delca Energy, impianto di stoccaggio e trattamento rifiuti situato in via Masaccio, nella zona industriale di Lugnano-Noce, frazione del comune di Vicopisano. A bruciare sono state circa 2.500 tonnellate di materiale plastico destinato al riciclo, secondo la stima diffusa dai vigili del fuoco di Pisa. Nella mattinata di martedì 9 giugno il rogo, dopo aver attraversato la notte, è entrato nella fase operativa di spegnimento vera e propria, mentre l’Arpat avvia i campionamenti a terra per misurare le ricadute ambientali.
La cronologia dell’emergenza
L’allarme è scattato intorno alle 9.20 di lunedì mattina. Secondo la ricostruzione fornita da Federico Marchetti, dipendente dell’azienda, la squadra antincendio interna ha tentato un primo intervento di estinzione senza riuscire a contenere le fiamme, che in pochi minuti hanno avvolto la struttura di stoccaggio. Il materiale coinvolto, plastica triturata e pressata, ha alimentato una propagazione rapidissima, generando quasi subito la densa nube nera che ha reso riconoscibile l’evento a decine di chilometri di distanza.
Sul posto sono intervenute 35 unità dei vigili del fuoco, con mezzi e personale arrivati a rinforzo non solo dal comando provinciale di Pisa ma anche dai comandi di Firenze, Livorno, Lucca, Massa, Prato e Pistoia. La dimensione regionale del dispositivo di soccorso riflette la natura del materiale in combustione e l’estensione dell’edificio interessato, una struttura di circa 5.000 metri quadri. Nelle prime ore l’avvicinamento alle fiamme è risultato impossibile per il calore sprigionato, tanto che gli operatori hanno fatto ricorso a robot filo-guidati per agire dove l’intervento umano diretto era precluso.
Una svolta nelle operazioni è arrivata intorno alle 13, quando sono entrati in azione due mezzi aeroportuali specializzati nella proiezione di schiuma, normalmente in dotazione allo scalo, capaci di abbattere la temperatura e contenere l’innalzamento dei fumi. Quel calo termico ha avuto un duplice obiettivo, ovvero, limitare la diffusione laterale dell’incendio verso le strutture confinanti ed evitare che la nube si abbassasse al suolo, scenario che avrebbe aggravato l’esposizione della popolazione. Nel corso del pomeriggio il rogo ha progressivamente perso intensità e la colonna di fumo, inizialmente altissima, si è ridotta fino a circa 200 metri.
Gli aggiornamenti di martedì 9 giugno
Il fuoco è proseguito durante la notte. Solo nella giornata di martedì, secondo quanto riferito dal responsabile delle operazioni di soccorso Fabio Bargagna, l’intervento è passato dalla fase di contenimento a quella di spegnimento completo, comprese le sacche residue di combustione all’interno delle balle pressate. Il comune di Vicopisano, con un’ordinanza del sindaco Matteo Ferrucci che aggiorna il provvedimento del giorno precedente, ha disposto lo stop alle attività produttive fino a mezzogiorno e confermato la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Misure analoghe sono rimaste in vigore a Cascina, dove resta valida l’ordinanza emessa lunedì, e nella mattinata di martedì il sindaco Matteo Cecchelli ha annunciato la chiusura degli istituti anche a San Giuliano Terme.
Sul fronte ambientale, l’Arpat ha già raccolto i dati sulla qualità dell’aria attraverso le proprie stazioni di monitoraggio permanenti durante la giornata di lunedì. Nella giornata di martedì sono previsti i campionamenti a terra, finalizzati a verificare l’eventuale deposito di sostanze inquinanti sul suolo e nelle acque. Le ordinanze restano legate proprio agli esiti di queste analisi: le restrizioni sono dichiaratamente precauzionali e destinate a rimanere attive fino a quando i risultati validati dall’agenzia regionale non consentiranno di valutare con precisione l’impatto del rogo.
Un dato rassicurante è arrivato dal responsabile della protezione civile di Vicopisano, Nico Marchetti: non si registrano feriti e tutto il personale presente nell’impianto è stato evacuato senza conseguenze. Le cause restano oggetto di accertamento. I vigili del fuoco mantengono aperte tutte le ipotesi, esaminano le immagini della videosorveglianza e hanno già acquisito le prime testimonianze. Tra le piste, alcune voci interne all’azienda indicano l’autocombustione, un fenomeno che secondo un dipendente si sarebbe già verificato in passato nello stesso sito.
Cosa fa la Delca Energy e perché la plastica brucia così
La Delca Energy nasce a Vicopisano nel 2015 ed è entrata a far parte del gruppo EcoEridania nel 2023. L’impianto opera nel comparto della gestione dei rifiuti orientata al recupero di materia ed energia: stoccaggio di rifiuti non pericolosi, selezione, triturazione, pressatura e, a valle, produzione di combustibile alternativo e materie prime seconde. Secondo quanto descritto dall’azienda stessa, la struttura interessata dalle fiamme è dedicata allo stoccaggio dei rifiuti non pericolosi e alla prima linea di trattamento, quella che comprende le fasi di cernita, riduzione volumetrica e compattazione.
Il materiale andato a fuoco è plastica mista, verosimilmente la frazione residua che rimane dopo la selezione degli imballaggi provenienti dalla raccolta differenziata domestica. Le balle, blocchi pressati da circa 800 chilogrammi ciascuna e di dimensioni approssimative di un metro per un metro, erano accatastate nell’edificio dedicato allo stoccaggio. Centinaia di balle, forse oltre un migliaio, hanno trasformato un capannone industriale in un enorme serbatoio di combustibile solido.
La rapidità della propagazione si spiega con le proprietà fisiche del materiale. I polimeri plastici derivano dal petrolio e possiedono un potere calorifico elevato, paragonabile a quello di alcuni combustibili fossili. Una caratteristica meno intuitiva, sottolineata dagli stessi vigili del fuoco, è che la plastica già triturata brucia a temperature relativamente basse: la frammentazione aumenta enormemente la superficie esposta all’ossigeno rispetto al volume del materiale, favorisce l’innesco e accelera la fase di sviluppo dell’incendio. A questo si aggiunge la geometria dei cumuli, che intrappola il calore all’interno e crea condizioni di combustione difficili da raggiungere con i getti d’acqua tradizionali, rendendo spesso indispensabile l’impiego di schiume e di interventi prolungati per estinguere i focolai più profondi.
Il fenomeno dell’autocombustione nei depositi di rifiuti
L’ipotesi dell’autocombustione richiamata dai lavoratori non è un’eccezione nel panorama degli impianti di trattamento rifiuti. Nei grandi accumuli di materiale organico residuo e di plastiche miste possono innescarsi processi di ossidazione e fermentazione che generano calore. Quando un cumulo è molto voluminoso e mal ventilato, il calore prodotto al suo interno non riesce a disperdersi e si accumula progressivamente, finché la temperatura raggiunge il punto di innesco dei materiali più infiammabili. Le alte temperature estive amplificano il rischio, perché riducono il margine tra la temperatura ambiente e la soglia critica.
A questi meccanismi si sommano altri fattori frequenti negli incendi di siti di stoccaggio: la presenza di frazioni eterogenee difficili da controllare, l’accumulo di quantità ingenti in attesa di trattamento o conferimento e, in alcuni casi accertati altrove, condotte dolose. Gli incendi negli impianti di gestione rifiuti rappresentano in Italia un problema ricorrente, oggetto di attenzione da parte delle autorità ambientali proprio per la combinazione tra elevati volumi stoccati e materiali ad alto potere calorifico. La ricostruzione della dinamica del rogo di Vicopisano sarà quindi decisiva, perché distinguere tra innesco accidentale, autocombustione e altre cause incide sia sulle responsabilità sia sulle misure di prevenzione future.
Il nodo ambientale: cosa libera la combustione della plastica
La preoccupazione dei cittadini e delle amministrazioni si concentra sulla composizione dei fumi. La combustione incompleta di materiali plastici, tipica di un incendio non controllato a cielo aperto, può liberare un insieme di sostanze problematiche per la salute e per l’ambiente. Tra queste rientrano il particolato fine, gli idrocarburi policiclici aromatici, il monossido di carbonio e, quando sono presenti plastiche contenenti cloro o altri additivi, composti organici persistenti come diossine e furani. L’Asl Toscana Nord Ovest, in una nota di indicazioni sanitarie preliminari, ha ricordato che incendi di questo tipo possono determinare la formazione e la dispersione di sostanze potenzialmente tossiche e persistenti, motivando così l’approccio prudenziale adottato dalle autorità.
Le sostanze persistenti destano attenzione perché non si degradano rapidamente nell’ambiente e possono depositarsi sul terreno e sulle superfici, entrando potenzialmente nella catena alimentare. È per questa ragione che le ordinanze comunali, oltre a raccomandare di tenere chiuse porte e finestre e di disattivare gli impianti di ventilazione che prelevano aria dall’esterno, hanno invitato a lavare accuratamente frutta e verdura coltivate all’aperto e a proteggere animali, alimenti e acqua da eventuali ricadute di fumo o ceneri. Si tratta di accortezze coerenti con i protocolli di gestione di questo tipo di emergenze, calibrate sul principio di precauzione in attesa dei dati strumentali.
Va però mantenuta una distinzione importante: al momento non sono disponibili risultati analitici validati sulla effettiva concentrazione di inquinanti nell’aria e nel suolo. Le valutazioni sanitarie diffuse nelle prime ore sono state esplicitamente definite preliminari, conservative e non differenziate geograficamente, in attesa che i rilievi dell’Arpat forniscano un quadro misurato. I campionamenti a terra avviati martedì serviranno proprio a sostituire le stime cautelative con dati oggettivi, sui quali calibrare l’eventuale prosecuzione o revoca delle restrizioni.
La macchina dei soccorsi e il coordinamento istituzionale
La gestione dell’emergenza ha attivato l’intera filiera della protezione civile. A Vicopisano è stato aperto il Centro operativo comunale, mentre presso la Prefettura di Pisa, sotto la guida del prefetto Maria Luisa D’Alessandro, è stato convocato il Centro coordinamento soccorsi, il tavolo che riunisce tutti gli enti coinvolti nella gestione di eventi di questa portata. Alle riunioni, che si sono susseguite tra mattina e pomeriggio di lunedì, hanno preso parte i sindaci dei comuni interessati, il presidente della Provincia, il comando provinciale dei vigili del fuoco, l’Arpat, l’Asl Toscana Nord Ovest, le forze di polizia, il servizio 118 e l’Azienda ospedaliero universitaria pisana, insieme a soggetti tecnici come Terna, E-Distribuzione, Enac, Autolinee Toscane e il gestore idrico Acque.
La presenza di così tanti enti attorno allo stesso tavolo risponde alla complessità di un’emergenza che intreccia tutela della salute, sicurezza della viabilità, continuità dei servizi essenziali e monitoraggio ambientale. La Polizia Municipale ha disposto la chiusura della Strada Provinciale Vicarese nel tratto tra Caprona e Lugnano, poi riaperta nel pomeriggio, deviando il traffico per consentire l’accesso ai mezzi di soccorso. Le ordinanze emesse dai vari comuni, da Pisa a Cascina, da San Giuliano Terme a Calci, hanno seguito un impianto comune, frutto delle valutazioni condivise nel coordinamento prefettizio, pur con differenze legate alla posizione di ciascun territorio rispetto alla direzione della nube.
L’impatto sugli ospedali e sulla popolazione
Tra le conseguenze più significative dell’emergenza c’è stata quella sul sistema sanitario locale. La direzione dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana, recependo le indicazioni dell’ordinanza del sindaco di Pisa, ha disposto lo spegnimento precauzionale delle unità di trattamento aria centralizzate a servizio degli stabilimenti ospedalieri di Cisanello e Santa Chiara, in attesa della cessazione dell’allarme legato alla nube. La misura ha comportato, da metà mattinata di lunedì, la riprogrammazione delle attività di sala operatoria differibili, mentre le urgenze hanno continuato a essere garantite regolarmente. L’allarme relativo agli impianti di condizionamento è successivamente rientrato.
Sul piano della vita quotidiana, l’impatto è stato diffuso e percepibile. Diverse aziende della provincia hanno rimandato a casa i dipendenti intorno all’ora di pranzo di lunedì, la zona artigianale della Piana di Noce è stata evacuata in via precauzionale insieme ad alcune scuole della frazione, tra cui la primaria di Uliveto Terme e l’infanzia di Cucigliana, e nelle vie del centro di Pisa molti cittadini e turisti hanno indossato mascherine in risposta alla raccomandazione di limitare l’esposizione all’aria esterna. Per il trasporto degli studenti evacuati il comune ha messo a disposizione servizi dedicati, gestendo lo spostamento in sicurezza nelle ore più critiche.
Il contesto: economia circolare, stoccaggi e prevenzione
L’evento riporta l’attenzione su un tema centrale per la filiera della gestione dei rifiuti plastici e per la transizione verso un modello di economia circolare. Gli impianti che selezionano e trattano la frazione plastica della raccolta differenziata svolgono una funzione essenziale: separano i materiali riciclabili, recuperano materie prime seconde e indirizzano la frazione residua verso la produzione di combustibili alternativi. Questa attività richiede tuttavia lo stoccaggio temporaneo di volumi considerevoli di materiale ad alto potere calorifico, condizione che espone le strutture a un rischio incendio intrinseco se non accompagnata da rigorosi sistemi di prevenzione, compartimentazione e gestione dei cumuli.
La prevenzione passa da fattori concreti: la limitazione dell’altezza e del volume delle cataste, l’adeguata ventilazione e il controllo della temperatura interna degli accumuli, la presenza di sistemi di rilevazione precoce e di impianti di spegnimento dimensionati sul materiale effettivamente trattato, oltre a una movimentazione che eviti la permanenza prolungata della stessa massa di rifiuti. La frequenza con cui in Italia si registrano roghi in impianti analoghi indica che il margine di miglioramento sul versante della sicurezza resta ampio, e ogni episodio di questa gravità alimenta il dibattito sulla localizzazione e sulla densità degli impianti in determinati territori, come già segnalato da osservatori e associazioni ambientaliste a proposito dell’area della Valdera.
Per Vicopisano e per i comuni della piana pisana il bilancio dell’evento dipenderà ora da due fronti paralleli. Il primo è quello operativo: completare lo spegnimento, mettere in sicurezza la struttura, che le fiamme hanno reso instabile, e gestire lo smaltimento dei residui carbonizzati. Il secondo è quello sanitario e ambientale, affidato ai dati che l’Arpat raccoglierà nelle prossime ore e nei prossimi giorni, dai quali dipenderà la durata delle misure precauzionali e la valutazione complessiva delle ricadute sul territorio. Le indagini sulle cause, infine, definiranno se l’origine sia accidentale o riconducibile a responsabilità specifiche, con effetti diretti sulle strategie di prevenzione da adottare in futuro.
