Ambiente

Smart Working, il telelavoro cambia la vita e riduce le emissioni e l’inquinamento

Lo Smart Working sta diventando, sempre più, una realtà affermata. Chiunque abbia avuto un’esperienza lavorativa, anche se minima, sa che i compiti affidati, verranno – nella stragrande maggioranza dei casi – effettuati al PC. Ma allora, che io lavori da casa, da un bar o da un parco non fa tanta differenza. Smart Working, o telelavoro, significa non solo meno stress per l’interessato, ma anche meno impatto ambientale nel contesto – soprattutto – urbano.

Smart Working, a che punto siamo

In Italia, secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, gli smart workers sono circa 570.000 [dati pubblicati a dicembre 2019]. Parliamo, quindi, del 15% del totale dei lavoratori nazionali. Sono soprattutto le grandi imprese che puntano su questa soluzione: un esempio può essere la Ferrero.

Punta di diamante sono le aziende nel milanese: quasi il 50% di esse, infatti, ha progetti strutturati per permettere ai dipendenti di lavorare da casa. Fanalino di coda, invece, è la Pubblica Amministrazione. Sono meno del 10% gli enti che hanno iniziato – perlomeno – una sperimentazione.

In Europa e nel mondo la situazione è un po’ diversa. Stando a quanto riporta Merchant Savvy, il 70% dei lavoratori in Francia e Germania reputano il lavoro da casa una cosa normale. In Svezia, Islanda, Olanda, Lussemburgo più del 20% dei lavoratori ormai si considerano Smart Workers.

Perché la gente sceglie lo Smart Working

I motivi per cui le persone scelgono di lavorare da casa, o comunque non in ufficio, sono molteplici. Tra quelli più blasonati c’è il maggior controllo sul proprio tempo lavorativo, la migliore producibilità e la più alta creatività.

D’altra parte, c’è anche meno stress per arrivare in ufficio la mattina, e uscire la sera. Questo porta anche a risparmiare denaro (che sia benzina per l’auto, o biglietti del trasporto pubblico); oltre che ad avere molto più tempo per hobbies vari.

Lavorare da casa e inquinare meno

Come riportato da Regus, nella sola Inghilterra si risparmierebbero circa 8 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030 e si eviterebbero 115 milioni di ore annue di spostamento casa/lavoro. Negli Stati Uniti i numeri aumentano. Si passerebbe a risparmiare 110 milioni di tonnellate di CO2 e 960 milioni di ore.

Secondo ENEA, lo Smart Working riduce la congestione, i consumi energetici e, in generale, l’impatto ambientale degli spostamenti casa-lavoro sui nostri sistemi urbani. C’è anche un altro importante aspetto, connesso al cibo consumato fuori casa. Esso richiede un consumo di quantità di energia maggiore e, in aggiunta, viene imballato quasi sempre in contenitori di plastica. Gli interventi di risparmio energetico, inoltre, sono molto più semplici da realizzare in uno spazio contenuto e conosciuto: la casa.

In conclusione, quindi, Smart Working significa meno stress e meno inquinamento. E poi avremmo più tempo per noi, e anche questo non guasta.

Lorenzo Rubino

Laureato magistrale a 24 anni in ingegneria energetica al PoliTO. Esperto in efficienza energetica industriale, commerciale, residenziale. Progettista tecnico di impianti rinnovabili e tradizionali. Responsabile di #EnergyCuE da marzo 2015. Appassionato di nuove tecnologie e policy, soprattutto se finalizzate alla sostenibilità della produzione di energia. Mi sento curioso, riflessivo ma anche spontaneo, diretto e pragmatico, da buon ingegnere!

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