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Riciclo senza smistamento: nuovo catalizzatore trasforma i rifiuti plastici misti in risorse

Per decenni la sfida pratica del riciclo della plastica non è stata tanto la chimica quanto la logistica.

Come mai? La spiegazione è semplice: i diversi polimeri devono essere separati, puliti e trattati con metodi differenti, e questo smistamento rimane un collo di bottiglia costoso che riduce drasticamente i tassi effettivi di riciclo (Northwestern University, 2025). Questo è particolarmente vero per le poliolefine (polietilene e polipropilene), che costituiscono la maggior parte degli imballaggi monouso e sono notoriamente resistenti alla degradazione.

Una ricerca guidata dal gruppo del professor Tobin Marks alla Northwestern University ha proposto un approccio differente: un catalizzatore a base di nichel capace di degradare plastica mista senza pre-smistamento, trasformandola in cere e oli riutilizzabili. La scoperta è stata resa pubblica con un comunicato ufficiale dell’università e successivamente riportata da ScienceBlog e ScienceDaily (Northwestern University, 2025; ScienceBlog, 2025).

Il punto cruciale non è solo l’efficacia chimica ma la resistenza alle impurità: il catalizzatore continua a funzionare anche in presenza di PVC, una plastica clorurata che normalmente blocca i processi di riciclo. Anzi, in alcuni casi la sua presenza sembra addirittura favorire la reazione (Earth.com, 2025). Questo abbassa sensibilmente le barriere tecniche ed economiche, perché elimina la necessità di pre-separazione e permette di trattare grandi volumi di rifiuti plastici misti.

Il risultato pratico della trasformazione — oli e cere — ha un valore d’uso immediato come combustibili, lubrificanti e feedstock industriali. Secondo gli autori, riportati da Nature Chemistry (Marks et al., 2025), questo apre la strada a un “upcycling” vero e proprio, capace di trattenere più materiale nell’economia circolare invece di ridurlo a prodotti di minor pregio o a semplice recupero energetico.

Il catalizzatore che non chiede «di che plastica sei?»

Il cuore chimico della scoperta è un catalizzatore organo-nichel “single-site” capace di attivare e rompere i legami carbonio-carbonio in presenza di idrogeno. Questa configurazione favorisce l’idrogenolisi selettiva delle catene ramificate, generando frammenti più corti e liquidi. Secondo l’articolo su Nature Chemistry (“Stable single-site organo-Ni catalyst preferentially hydrogenolyzes branched polyolefin C–C bonds”, 2025), proprio questa selettività spiega la robustezza del processo in miscele plastiche complesse.

Rispetto ad altri sistemi di idrogenolisi, per esempio quelli basati su catalizzatori al rutenio (Rorrer et al., JACS Au, 2021), la soluzione al nichel risulta potenzialmente più sostenibile: il nichel è meno costoso e più abbondante, le condizioni di reazione sono moderate (circa 200 °C e pressioni relativamente basse di idrogeno) e la selettività riduce i sottoprodotti. Questo rende più realistico un passaggio dalla scala di laboratorio a un reattore pilota industriale (ScienceDaily, 2025).

Il modo di smistare i rifiuti cambia (Freepik Foto) – www.energycue.it

Specializzazione: performance, limiti e confronto industriale

La performance del catalizzatore appare promettente, ma la sostenibilità dipenderà molto dal bilancio energetico complessivo. Come sottolineato dal comunicato della Northwestern (2025), la quantità di idrogeno necessaria e la sua origine (da processi “verdi” o da fonti fossili) restano questioni cruciali: un processo efficiente dal punto di vista chimico può risultare meno conveniente se il costo o l’impatto ambientale dell’idrogeno rimangono alti. Per questo serviranno analisi LCA (Life Cycle Assessment) più approfondite.

Dal punto di vista industriale, questa scoperta si colloca in un panorama competitivo dove diversi attori stanno sperimentando approcci alternativi. In Italia, ad esempio, Eni ha annunciato nel 2025 il progetto “Hoop”, un impianto di riciclo chimico pensato per gestire rifiuti plastici misti tramite processi diversi (Reuters, 2025). La sfida per la tecnologia al nichel sarà dimostrare di poter operare con rese elevate, lunga durata del catalizzatore e costi competitivi rispetto a queste soluzioni già in fase di demo plant.

Sveva Di Palma

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