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Barriere coralline al collasso: raggiunto il primo punto critico climatico irreversibile del pianeta

Le barriere coralline stanno crollando: il pianeta ha superato il primo limite climatico irreversibile, secondo questo rapporto scientifico.

Negli ultimi anni, si è parlato spesso di oceani e cambiamenti climatici, ma c’è un dettaglio che continua a sfuggire ai più: le barriere coralline stanno sparendo sotto i nostri occhi. E con loro rischia di svanire tutto un equilibrio che tiene in piedi comunità intere, soprattutto nei Paesi tropicali. Questi ecosistemi, oltre a essere incredibilmente ricchi di vita, sono una sorta di scudo naturale che protegge coste, garantisce lavoro, cibo, turismo. E adesso stanno cedendo.

Il problema? La loro estrema vulnerabilità. I coralli non sopportano le alte temperature: basta un piccolo aumento, anche di un solo grado, per scatenare fenomeni di sbiancamento che possono portare alla morte dell’intera colonia. È come se stessimo giocando col termostato del pianeta, senza renderci conto che certi limiti non si possono superare impunemente. Quando muoiono i coralli, non perdiamo solo bellezza: perdiamo biodiversità, risorse e stabilità.

Nel frattempo, paradossalmente, si rischia una sorta di assuefazione all’emergenza. Il bombardamento continuo di notizie catastrofiche ha reso tutto più astratto. Ma la crisi climatica non è un concetto: è un processo in corso, visibile, documentato. Il rischio più grande è che, abituandoci all’idea che “va tutto a rotoli”, si finisca per smettere di reagire. E invece servirebbe esattamente il contrario: lucidità e urgenza.

Il guaio è che molti dei danni reali restano invisibili. Mentre si osserva lo sbiancamento, sotto la superficie si verificano processi lenti ma devastanti: collassi di catene alimentari, perdita di specie chiave, aumento di malattie tra i coralli. Sono segnali silenziosi, ma inesorabili. Quando diventeranno evidenti per tutti, potrebbe essere troppo tardi. E a quel punto, tornare indietro non sarà più un’opzione.

Un confine superato, senza accorgercene

Secondo l’ultimo rapporto firmato da 160 scienziati di 23 Paesi, e riportato dal The Guardian, il primo vero “tipping point” climatico è già stato raggiunto. Le barriere coralline tropicali sono entrate in una fase di declino irreversibile. Il documento, coordinato dall’Università di Exeter e finanziato dal fondo di Jeff Bezos, parla chiaro: il punto critico si situa attorno ai +1,2°C rispetto ai livelli preindustriali. La Terra oggi è già a +1,4°C.

E le conseguenze si vedono. Dal gennaio 2023 è in corso il quarto evento globale di sbiancamento, il più grave mai registrato. Oltre l’80% delle barriere in più di 80 Paesi è stato colpito da temperature oceaniche fuori scala. Alcune zone, come i Caraibi, stanno vivendo ondate di calore marino, perdita di diversità e malattie diffuse. In pratica, stanno collassando. E secondo i ricercatori, la soglia dei +1,5°C potrebbe essere superata entro il prossimo decennio, rendendo il danno ancora più ampio e duraturo.

Barriera corallina (Depositphotos foto) – www.energycue.it

Un impatto umano troppo spesso sottovalutato

Il professor Tim Lenton, tra gli autori principali del report, ha dichiarato senza mezzi termini che il primo punto di rottura è già alle nostre spalle. E non è solo un problema ecologico. Intere comunità dipendono dai coralli: per la pesca, per il turismo, per la protezione dalle tempeste. La loro scomparsa si traduce in povertà, migrazione, instabilità.

Non tutti però concordano sul fatto che sia finita. Il biologo marino Peter Mumby, dell’Università del Queensland, ammette che i coralli sono in crisi ma lascia uno spiraglio di speranza: secondo lui, alcune specie potrebbero adattarsi anche a +2°C, se le condizioni locali migliorano. Ma il punto è che non possiamo più affidarci al “forse”. Serve agire subito, con politiche forti, proteggendo quelle zone che sembrano ancora resilienti. Come ha sottolineato anche il WWF, salvare le aree più stabili oggi significa garantirci un minimo di speranza per il domani.

Furio Lucchesi

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