La perdita di massa dei ghiacciai himalayani è raddoppiata dal 2000

Ventisette metri di spessore persi dal 1975. Perché il ritiro del ghiaccio minaccia le centrali costruite a valle.

27 agosto 2026 10:24
La perdita di massa dei ghiacciai himalayani è raddoppiata dal 2000 - Canva
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Il 26 agosto il Nepal ha perso circa 430 megawatt di capacità di generazione nell'arco di poche ore. Il ministero dell'Energia di Kathmandu ha diffuso quella cifra mentre le squadre di soccorso erano ancora sui greti del Trishuli, e corrisponde a oltre il dodici per cento dei circa 3,2 gigawatt di potenza idroelettrica installata nel paese.

La causa fisica di quella perdita si trovava a 5.200 metri di quota, sotto forma di un blocco di ghiaccio che ha smesso di reggere. Fra il punto in cui il ghiaccio ha ceduto e le turbine ferme c'è una catena che vale la pena percorrere per intero, perché descrive il rischio strutturale di un sistema elettrico costruito ai piedi di una criosfera che si sta svuotando.

Punti chiave

  • I ghiacciai dell'Hindu Kush Himalaya hanno perso fino a ventisette metri di spessore dal 1975 e il ritmo di perdita è raddoppiato dopo il 2000.

  • Fra il 1990 e il 2020 la superficie glaciale regionale si è ridotta del dodici per cento e le riserve di ghiaccio stimate del nove per cento.

  • Tre quarti dei ghiacciai della regione misurano meno di mezzo chilometro quadrato e sono la classe che si sta riducendo più rapidamente.

  • Dei 47 laghi glaciali classificati come potenzialmente pericolosi nei bacini di Koshi, Gandaki e Karnali, 25 si trovano in territorio tibetano a monte di infrastrutture nepalesi.

  • Il Nepal aveva circa 3.435 megawatt installati nel 2025, quasi tutti idroelettrici e in larga parte ad acqua fluente, quindi collocati nel fondovalle.

  • Dei trentotto ghiacciai monitorati nella regione, soltanto sette rispettano gli standard del World Glacier Monitoring Service.

Quanto ghiaccio se n'è andato

I due rapporti pubblicati a marzo 2026 dal Centro internazionale per lo sviluppo integrato della montagna danno la misura più aggiornata del fenomeno. L'analisi dell'ente di Kathmandu stima una perdita di spessore che arriva a ventisette metri dal 1975 e indica che il ritmo di dimagrimento dei ghiacciai dell'Hindu Kush Himalaya è raddoppiato dopo il 2000. Fra il 1990 e il 2020 la regione ha perso circa il dodici per cento della superficie glaciale e il nove per cento delle riserve di ghiaccio stimate, su un inventario di oltre 63.700 apparati che coprono quasi 55.782 chilometri quadrati.

Il dato che conta di più per la stabilità dei versanti riguarda però la taglia. Sudan Bikash Maharjan, analista di telerilevamento e primo autore del rapporto sulle dinamiche glaciali, ha segnalato che le perdite si concentrano sui ghiacciai più piccoli, quelli sotto il mezzo chilometro quadrato, che si stanno riducendo più in fretta degli altri. Tre quarti dei ghiacciai della regione rientrano in quella classe dimensionale. Sono corpi di ghiaccio marginali, spesso sospesi su pareti ripide, che nessuno considererebbe rilevanti per il bilancio idrico complessivo e che invece sono esattamente quelli che possono staccarsi.

C'è poi una questione di quota. Circa il settantotto per cento della superficie glaciale della regione si colloca fra i 4.500 e i 6.000 metri, una fascia altimetrica esposta al fenomeno per cui il riscaldamento si amplifica salendo di altitudine. È la stessa fascia in cui si trovava la massa staccatasi sopra la Lhende Khola.

Perché un ghiacciaio che arretra rende instabile la montagna

Ghiacciai himalayani
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Un ghiacciaio non è soltanto una riserva d'acqua. Finché occupa il fondo di un circo o si appoggia a una parete, esercita una pressione che tiene compresso l'ammasso roccioso alle sue spalle. Quando il ghiaccio si assottiglia o arretra, quella pressione viene meno e la roccia si trova a sostenere carichi per cui non era in equilibrio. Il fenomeno ha un nome tecnico, debuttressing, e produce effetti che si manifestano con ritardi anche di decenni rispetto al ritiro che li ha innescati.

Al debuttressing si aggiunge la degradazione del permafrost. Alle quote alte i detriti e i blocchi rocciosi sono tenuti insieme da ghiaccio interstiziale che funziona da cemento. Quando la temperatura media sale quel cemento perde consistenza e la parete diventa un accumulo di materiale sciolto in attesa di un innesco. Daniel Shugar, geologo dell'Università di Calgary che ha analizzato per primo le immagini satellitari del crollo di agosto, ha ipotizzato che l'acqua di fusione possa essersi infiltrata nelle fratture del ghiaccio e della roccia, indebolendo il legame fino alla rottura. Le osservazioni satellitari mostravano condizioni insolitamente calde intorno a quel ghiacciaio nei giorni precedenti, con copertura nevosa ridotta e più ghiaccio nudo esposto.

Il risultato è che l'alta quota himalayana sta producendo una classe di eventi con caratteristiche diverse da quelle delle piene monsoniche tradizionali. Una piena da pioggia sale in modo progressivo e lascia un margine di preavviso. Una massa che si stacca a 5.200 metri arriva a valle in qualche decina di minuti sotto forma di colata detritica, con una densità e una capacità erosiva che l'acqua da sola non ha. Chi progetta opere idrauliche in questi bacini ha lavorato per decenni sulla prima categoria di eventi, non sulla seconda.

I laghi che crescono dietro le morene

L'altro effetto del ritiro riguarda l'acqua che il ghiaccio lascia indietro. Quando un ghiacciaio arretra, il vuoto che lascia si riempie e si formano bacini trattenuti da argini di detriti instabili. L'inventario realizzato con il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo ha censito 3.624 laghi glaciali nei bacini di Koshi, Gandaki e Karnali fra Nepal, Tibet e India, e ne ha classificati 47 come potenzialmente pericolosi. Di questi, 21 si trovano in Nepal, 25 in territorio tibetano e uno in India, e ben 42 ricadono nel solo bacino del Koshi.

La distribuzione geografica di quei 47 laghi contiene già la risposta a una delle domande più scomode del settore energetico nepalese. Più della metà si trova oltre confine, a monte di infrastrutture che stanno in Nepal. Dal 1977 il paese ha registrato ventisei eventi di svuotamento improvviso di laghi glaciali, e undici di questi hanno avuto una componente transfrontaliera. Il più costoso resta quello del Dig Tsho, nel 1985, che distrusse la centrale di Namche con un danno stimato attorno al milione e mezzo di dollari, cifra che va letta con i parametri economici dell'epoca e con le dimensioni di un impianto piccolo.

Il quadro peggiora perché i due meccanismi si combinano. La valanga di roccia e ghiaccio può precipitare dentro un lago e provocarne la tracimazione, oppure ostruire un corso d'acqua e creare uno sbarramento naturale il cui cedimento produce un'onda. È quello che le fonti istituzionali ritengono sia successo nella Lhende Khola, dove i detriti hanno bloccato il torrente prima di lasciarlo andare tutto insieme.

Dove sono costruite le centrali nepalesi

Alluvione in Nepal
Sceenshot video di un residente

Il Nepal aveva una capacità di generazione installata di circa 3.435 megawatt nel 2025, quasi interamente idroelettrica, con oltre quattromila megawatt in costruzione e un potenziale tecnico stimato attorno agli 83.000. La quasi totalità degli impianti adotta lo schema ad acqua fluente, senza grandi invasi di regolazione. È una scelta che ha vantaggi ambientali ed economici evidenti, perché evita bacini enormi e sommersioni di valli, ma implica costruire le opere di presa, le condotte e le sale macchine dentro il fondovalle, cioè esattamente nel corridoio che una colata detritica percorre.

Il distretto di Rasuwa concentra questa esposizione in modo quasi didattico. Le installazioni colpite ad agosto stanno su un tratto di valle largo poche centinaia di metri, condiviso con la strada, il valico doganale e gli alloggi dei lavoratori. Nel luglio 2025, quando la stessa Lhende Khola era esondata dopo lo svuotamento di un lago sopraglaciale in Tibet, i danni avevano già tolto dalla rete circa 211 megawatt. Quattordici mesi dopo il conto si è più che raddoppiato.

Conta anche il momento dell'anno. Gli impianti ad acqua fluente producono al massimo durante il monsone e scendono sotto la metà della potenza nominale nella stagione secca, ed è nella finestra estiva che il Nepal esporta il surplus verso l'India. Un evento come quello di agosto colpisce quindi la generazione nel punto di massimo valore economico, e lascia il sistema indebolito in vista dei mesi in cui la disponibilità idrica cala comunque. La perdita non si misura solo in megawatt tolti, ma nel momento in cui vengono tolti.

Il problema di una mappa incompleta

La difficoltà maggiore per chi deve decidere dove costruire è che i dati di base scarseggiano. Il rapporto di marzo 2026 sintetizza le osservazioni di trentotto ghiacciai monitorati in tutta la regione, e di questi soltanto sette rispettano gli standard di riferimento del World Glacier Monitoring Service. Aree glacializzate estese come il Karakoram, il Sikkim, lo Zanskar e il Bhutan restano sostanzialmente prive di monitoraggio continuativo.

Mohd. Farooq Azam, specialista di criosfera dell'ente di Kathmandu e fra gli autori del rapporto, ha descritto la situazione come il tentativo di orientarsi in un futuro che cambia in fretta disponendo di una mappa incompleta, e ha indicato nelle ampie zone cieche dell'Himalaya il limite principale. Senza reti di osservazione più fitte e metodologie omogenee, ha aggiunto, i cambiamenti nei flussi d'acqua e i rischi criosferici rischiano di restare invisibili fino a quando gli effetti non diventano gravi.

L'alluvione di agosto ha peggiorato anche questo. Diverse stazioni idrometriche lungo il Trishuli sono state danneggiate o asportate dall'onda, e lungo il tratto colpito è rimasto operativo essenzialmente l'impianto di Galchchi. La rete di misura ha perso capacità osservativa proprio sull'evento che avrebbe dovuto documentare, il che vale come promemoria sul fatto che la strumentazione idrologica va progettata per sopravvivere a ciò che misura.

Alluvione in Nepal zona colpita
Google Maps

Un ghiacciaio con una lapide

Nella valle del Langtang, dentro lo stesso distretto di Rasuwa, si trova il ghiacciaio Yala. È uno dei pochi apparati dell'Hindu Kush Himalaya seguiti con rilievi annuali di bilancio di massa da oltre un decennio, e ha perso il sessantasei per cento della propria superficie dal 1974, arretrando di 784 metri. Le proiezioni indicano che potrebbe estinguersi entro gli anni Quaranta di questo secolo. Sharad Prasad Joshi, specialista di criosfera che lo studia da quarant'anni, ha osservato che si è già dimezzato nell'arco della sua carriera.

Il 12 maggio 2025 monaci buddisti, ricercatori e rappresentanti delle comunità locali si sono riuniti sullo Yala per una cerimonia commemorativa e hanno posato due lapidi di granito, una delle quali reca un testo dello scrittore islandese Andri Snær Magnason. Quindici mesi dopo, nello stesso distretto, l'acqua e i detriti hanno tolto dalla rete elettrica nepalese oltre quattrocento megawatt in una mattina. Le due cose sono state raccontate come storie separate, una simbolica e una industriale, e non lo sono.

Domande frequenti

Perché lo scioglimento dei ghiacciai himalayani minaccia le centrali idroelettriche?

Il ritiro del ghiaccio destabilizza le pareti rocciose che prima teneva compresse e favorisce la formazione di laghi trattenuti da argini di detriti. Entrambi i fenomeni possono generare colate improvvise che percorrono il fondovalle, dove sono costruite le opere di presa e le sale macchine degli impianti ad acqua fluente.

Quanto ghiaccio hanno perso i ghiacciai dell'Hindu Kush Himalaya?

Secondo i rapporti pubblicati a marzo 2026 dal centro di ricerca di Kathmandu, la perdita di spessore arriva a ventisette metri dal 1975. Fra il 1990 e il 2020 la superficie glaciale complessiva si è ridotta di circa il dodici per cento, con un dimagrimento che ha raddoppiato la propria velocità dopo il 2000.

Che cos'è un GLOF e quanti ne ha subiti il Nepal?

Un GLOF è lo svuotamento improvviso di un lago glaciale, che avviene quando lo sbarramento di ghiaccio o di detriti che lo trattiene cede. Il Nepal ha registrato ventisei eventi di questo tipo dal 1977, undici dei quali con una componente transfrontaliera perché originati oltre il confine con il Tibet.

Quanta capacità idroelettrica ha perso il Nepal con l'alluvione di agosto 2026?

Il ministero dell'Energia ha indicato circa 430 megawatt di capacità di generazione messa fuori servizio, in larga parte idroelettrica. Corrisponde a oltre il dodici per cento della potenza idroelettrica installata nel paese. Nel luglio 2025 un evento analogo sullo stesso torrente ne aveva già tolti circa 211.

Perché il monitoraggio dei ghiacciai himalayani è considerato insufficiente?

Dei trentotto ghiacciai seguiti nella regione soltanto sette rispettano gli standard del World Glacier Monitoring Service, e aree estese come Karakoram, Sikkim, Zanskar e Bhutan restano prive di osservazioni continuative. Senza reti più fitte e metodologie omogenee, i cambiamenti nei flussi d'acqua rischiano di essere rilevati troppo tardi.

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