-
Guerra in Iran: le emissioni fossili 2026 verso un calo dello 0,5%
Guerra in Iran: le emissioni fossili 2026 verso un calo dello 0,5%
Per Carbon Brief la CO2 fossile scenderà dello 0,5% nel 2026, spinta dal crollo del petrolio stimato dall'IEA dopo la crisi di Hormuz.
Le emissioni di CO2 prodotte dai combustibili fossili si avviano a chiudere il 2026 con un calo di circa lo 0,5% rispetto al 2025. La stima arriva da un'analisi di Carbon Brief firmata da Simon Evans e pubblicata il 16 settembre, che ricalcola le emissioni partendo dalle ultime previsioni dell'Agenzia internazionale dell'energia (IEA) su petrolio, gas e carbone. Se il dato venisse confermato a consuntivo, sarebbe il primo calo annuale dal 2020, l'anno dei lockdown.
Il motivo è la crisi dello Stretto di Hormuz, aperta dalla guerra cominciata il 28 febbraio con gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Nell'Oil Market Report dell'11 settembre l'IEA prevede per quest'anno una contrazione della domanda mondiale di petrolio di 2,5 milioni di barili al giorno, circa il 2,4% del consumo 2025. Il Washington Post, che il 24 settembre ha rielaborato gli stessi dati, ha tradotto quel calo nelle emissioni annue di 42 milioni di auto con motore a combustione. Sono previsioni sull'anno in corso, riviste ogni mese, e la stima sulle emissioni viene da un'unica analisi. Il calo è effetto della scarsità di carburante e dei prezzi alti.
Come la scarsità di petrolio si traduce in meno CO2
Prima del conflitto dallo stretto passava circa un quinto dell'offerta mondiale di petrolio e di gas naturale liquefatto (GNL). Ad agosto, secondo lo stesso rapporto IEA, le esportazioni petrolifere dei paesi del Golfo si fermavano intorno a 13 milioni di barili al giorno, quasi la metà del livello prebellico, e da febbraio le scorte mondiali osservate sono scese di 507 milioni di barili. A inizio settembre il gasolio negli Stati Uniti ha superato i 200 dollari al barile, il 94% in più rispetto a prima della guerra.
Il consumo che sparisce perché il carburante manca o costa troppo viene chiamato distruzione della domanda. Le perdite più pesanti riguardano i distillati medi, cioè gasolio e cherosene, e le materie prime della petrolchimica come nafta e GPL, soprattutto in Asia. Le revisioni mensili dell'IEA seguono l'allungarsi della crisi. A gennaio l'agenzia stimava una crescita di 930.000 barili al giorno; ad aprile, ipotizzando consegne regolari dal Medio Oriente entro metà anno, una lieve flessione di 80.000; ad agosto un calo di 1,56 milioni, portato a settembre a 2,5 milioni. La contrazione più forte cade nel secondo trimestre, con 5,3 milioni di barili al giorno in meno su base annua, che scendono a 3,4 nel terzo e a 2 nel quarto.
Per il gas, nel rapporto trimestrale di luglio l'IEA stima nel 2026 una domanda mondiale in calo di circa lo 0,5%, una ventina di miliardi di metri cubi, con l'Europa sotto di oltre il 2% e l'Asia che sostituisce con il carbone parte del GNL diventato troppo caro. Il carbone è l'unico fossile in crescita. Il 10 settembre l'IEA ha rivisto le stime e prevede ora un aumento dell'1,2%, fino al record di 8,94 miliardi di tonnellate, al posto del lieve calo atteso a dicembre. L'analisi del 16 settembre attribuisce buona parte dell'aumento a fattori estranei a Hormuz, come un El Niño intenso che spinge i consumi per il raffrescamento e riduce la produzione idroelettrica, e calcola che le emissioni aggiuntive del carbone restino inferiori a quelle risparmiate su petrolio e gas.
Quanto può durare il calo e cosa resta fuori dalla stima
Per il 2027 l'IEA prevede una ripresa della domanda di petrolio di 2,6 milioni di barili al giorno, appena sufficiente a compensare le perdite di quest'anno. I consumi resterebbero di fatto fermi per due anni e il livello prebellico, intorno a 106 milioni di barili al giorno, tornerebbe solo a fine 2027. L'agenzia indica come rischio principale il protrarsi del conflitto, e a inizio ottobre i colloqui tra Washington e Teheran restano in stallo. Per il carbone il 2027 dipende dal gas, con un calo dello 0,4% se i flussi di GNL si normalizzano e un nuovo aumento in caso contrario.
Quanta parte del calo diventerà permanente resta la domanda aperta. Sverre Alvik, vicepresidente della società di consulenza DNV, ha scritto a fine agosto che ogni mese di guerra aumenta la probabilità che una quota dei consumi di petrolio non torni più. Nello stesso periodo le auto elettriche hanno raggiunto quote di vendita record in Cina, Europa, Australia, Indonesia e Thailandia.
La stima riguarda solo la CO2 dei combustibili fossili, che secondo l'UNEP pesa per circa due terzi delle emissioni globali di gas serra. Non esistono ancora dati misurati sul 2026, e il prossimo rapporto mensile dell'IEA potrà correggere le previsioni riportate.
Domande frequenti
Se le emissioni calano dello 0,5%, la CO2 in atmosfera diminuisce?
No. La concentrazione di CO2 continua a salire finché le emissioni superano la quota assorbita da oceani e vegetazione. Il Global Carbon Project aveva stimato le emissioni fossili del 2025 in un record di 38,1 miliardi di tonnellate, e un calo dello 0,5% lascia quel flusso quasi invariato. Rallenta di poco la velocità con cui la concentrazione cresce.
Quando si conosceranno i dati definitivi sulle emissioni del 2026?
La prima stima indipendente sull'intero anno esce di norma a novembre con il Global Carbon Budget, che per gli ultimi mesi dell'anno contiene ancora una proiezione. I dati energetici consolidati arrivano nella primavera successiva con la Global Energy Review dell'IEA.