Nucleare

Francia e nucleare, la storia d’amore continua

La Francia è una delle nazioni del mondo che più fa affidamento all’energia nucleare, e lo sappiamo bene.

Tuttavia, seguendo quello che è il trend mondiale, si pensava che anche la vicina nazione d’oltralpe avesse provato ad investire in energia rinnovabile, o in tecnologie alternative. Il Presidente Macron ha invece sottolineato il loro impegno nel diventare una nazione Carbon Neutral entro il 2050, e magari il nucleare potrebbe essere la risposta.

Il passato nucleare francese

La Francia ha una penetrazione nucleare ben al di sopra di ogni altra nazione nel mondo. Il quadro energetico francese è chiaro e mostra la minor dipendenza dai combustibili fossili e un sostenuto approvvigionamento di elettricità derivante dal nucleare (intorno al 75%).

Una buona fetta di energia elettrica importata in Italia (paese tanto contrario a questa tecnologia), deriva proprio dal nucleare francese vicino di casa. L’energia elettrica è trasportata da interconnessioni strategiche di cui un esempio è la nuova linea HVDC collegherà la stazione elettrica di Piossasco (in Piemonte) e quella di Grande Île (in Savoia). Il progetto, nato dalla collaborazione tra i TSO di Italia (Terna) e Francia (RTE) ha una capacità di trasporto tra i due Paesi del 40%, raggiungendo una capacità massima di scambio instantanea di 4.350 MW.

Il futuro

È del quotidiano Le Monde la notizia che il governo francese ha fatto esplicita richiesta a EDF (operatore tra i più importanti del nucleare francese) di iniziare a sviluppare un nuovo piano per la costruzione di nuove centrali.

Nel merito parliamo di sei reattori EPR. Al momento – ancora – non ci sono i fondi (né pubblici né privati) o dei progetti definitivi. Ma la notizia sottolinea la volontà francese di utilizzare l’atomo il più possibile, e con efficienza.

L’opinione pubblica, dopo Fukushima, è cambiata radicalmente, anche in Francia. E così che i cosiddetti French Nuclear Regulators hanno spinto per analizzare e migliorare la sicurezza degli impianti esistenti. Inoltre, nel 2015, il governo francese ha votato per tagliare fino al 50% lo share nucleare al 2025 (data poi modificata con il 2035).

E allora che necessità c’è di investire in nuove centrali? Tutto parte dall’intenzione di chiudere fino a 15 centrali obsolete dal 2020 al 2030. Quindi alla nazione serviranno obbligatoriamente nuovi impianti (più sicuri e più potenti) così da sopperire alla crescente domanda energetica.

Lorenzo Rubino

Laureato magistrale a 24 anni in ingegneria energetica al PoliTO. Esperto in efficienza energetica industriale, commerciale, residenziale. Progettista tecnico di impianti rinnovabili e tradizionali. Responsabile di #EnergyCuE da marzo 2015. Appassionato di nuove tecnologie e policy, soprattutto se finalizzate alla sostenibilità della produzione di energia. Mi sento curioso, riflessivo ma anche spontaneo, diretto e pragmatico, da buon ingegnere!

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