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Ecologici ma non troppo: i nuovi refrigeranti potrebbero trasformarsi in inquinanti persistenti

Potrebbero sembrare ecologici, eppure potrebbero esserci delle “cattive notizie”. Potrebbero creare qualche problema!

Hai mai pensato a cosa c’è dentro il tuo frigorifero? No, non sto parlando di quella confezione di yogurt scaduto che ignori da settimane. Mi riferisco ai gas che permettono al frigo di mantenere tutto bello fresco. Questi gas, i cosiddetti refrigeranti, sono ovunque: nei condizionatori, nei sistemi di riscaldamento e persino nelle bombolette spray. E, come abbiamo scoperto più volte nella storia, non sono sempre così innocui come sembrano.

Per anni, i ricercatori hanno cercato alternative meno dannose per l’ambiente. Prima ci siamo accorti che i CFC (clorofluorocarburi) stavano distruggendo l’ozono, quindi li abbiamo eliminati. Poi è toccato agli HFC (idrofluorocarburi), che non intaccavano l’ozono ma erano gas serra potentissimi. Adesso siamo passati agli HFO (idrofluoroolefine), che sembravano finalmente la soluzione perfetta. Ma… ecco la sorpresa: forse non lo sono affatto.

Un team dell’Università del New South Wales ha scoperto che anche gli HFO, sebbene abbiano una vita più breve nell’atmosfera, potrebbero degradarsi in sostanze altamente inquinanti.

Uno di questi sottoprodotti è il fluoroformio (HFC-23), un gas serra con un potenziale di riscaldamento globale 14.000 volte superiore alla CO2. Non proprio quello che definiresti “ecologico”, giusto?

Un problema che pensavamo di aver risolto

Se ripensiamo alla storia dei refrigeranti, è praticamente un copione che si ripete. Ogni volta che troviamo una soluzione a un problema ambientale, salta fuori un nuovo effetto collaterale. Negli anni ‘80 ci siamo accorti che i CFC stavano distruggendo lo strato di ozono. Boom, li abbiamo vietati grazie al Protocollo di Montreal. Problema risolto? Non proprio. Gli HFC, che sono arrivati subito dopo, sembravano perfetti: niente danni all’ozono! Peccato che fossero tra i gas serra più potenti mai prodotti dall’uomo. Così, dal 2016, il mondo ha iniziato a eliminarli gradualmente, e gli HFO sono diventati i nuovi eroi. Avevano un grande vantaggio: si degradavano rapidamente nell’atmosfera, quindi il loro impatto sembrava minimo. Ma la scienza ha sempre quell’odiosa abitudine di voler controllare tutto per bene…

E qui entra in scena il team del Dr. Christopher Hansen. Gli scienziati si sono chiesti: “Ok, gli HFO si degradano, ma in cosa?”. E con una serie di esperimenti ultra sofisticati, hanno dimostrato che una piccola parte di questi composti si trasforma in fluoroformio, il temuto HFC-23. La quantità di HFC-23 prodotta è relativamente piccola, ma c’è un problema: questo gas resta nell’atmosfera per 200 anni. Quindi, anche se ne produciamo poco, il suo effetto a lungo termine potrebbe essere devastante. 

Illustrazione di un frigorifero (Pixabay foto) – www.energycue.it

E adesso che si fa?

La scoperta ha acceso un bel dibattito nella comunità scientifica. Da un lato, c’è chi dice: “Oh, ma dai, è solo una piccola quantità! Non possiamo ricominciare da zero ogni volta!”. Dall’altro, c’è chi ricorda che ignorare piccoli problemi oggi significa affrontare grandi catastrofi domani. E, visti i precedenti (buco nell’ozono, riscaldamento globale…), forse dovremmo prestare attenzione. Il punto cruciale è che questa volta abbiamo una chance di agire prima che la situazione sfugga di mano.

Spesso ci siamo accorti troppo tardi dei danni causati dalle sostanze chimiche che usiamo. Qui, invece, abbiamo la possibilità di intervenire in anticipo, prima che gli HFO diventino onnipresenti e impossibili da sostituire. Gli scienziati stanno già lavorando per affinare i loro esperimenti e comprendere meglio il problema. Nel frattempo, governi e aziende dovrebbero prendere sul serio questi risultati e pensare a regolamentazioni più rigide. Magari questa volta possiamo evitare di ripetere gli errori del passato.

Mattia Paparo

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