Possibile la rinnovazione! (canva.com) - www.buildingcue.it
Nei sistemi industriali i rifiuti diventano risorse. Una soluzione ecologica trasferibile e internazionale tra sviluppo e sostenibilità.
Nell’epoca attuale, caratterizzata da crisi ecologiche e mancanza di risorse, la ricerca di metodi produttivi più ecologici ha portato a riconsiderare l’organizzazione dei processi industriali.
Tra le reazioni più rilevanti c’è lo sviluppo eco-industriale, un approccio che intende trasformare i tradizionali modelli di produzione lineare in ecosistemi industriali dove i residui di un processo vengono utilizzati come risorse da altri.
Questo metodo trae ispirazione dagli ecosistemi naturali, in cui niente viene sprecato e ogni componente trova una funzione utile all’interno della rete ecologica.
Tuttavia, le possibilità offerte dagli ecosistemi industriali superano la semplice riduzione dell’inquinamento: possono stimolare innovazioni tecnologiche, rafforzare la coesione a livello territoriale e diminuire la dipendenza da materie prime estere.
Il concetto di eco-industrial development (EID) è descritto come la formazione di una comunità industriale in cui le aziende cooperano per ottimizzare l’uso delle risorse, abbattere le emissioni e accrescere la sostenibilità complessiva. Ciò può essere realizzato attraverso la condivisione di servizi, infrastrutture, energia e materiali, in un’ottica di simbiosi industriale. Nello specifico un eco-industrial park (EIP) incarna l’applicazione pratica di tali principi: rappresenta un’area in cui società di settori differenti collaborano per massimizzare l’efficienza comune (come i consorzi)!
In un EIP, il calore residuo di un impianto può riscaldare gli uffici circostanti, i sottoprodotti chimici possono diventare materie prime per ulteriori produzioni e i sistemi di trattamento delle acque reflue possono essere utilizzati in condivisione. L’intento non è solo quello di ridurre l’impatto sull’ambiente, ma anche di generare vantaggi economici, abbattendo i costi di smaltimento e creando nuove opportunità commerciali. Stando a Wikipedia, l’EID emerge dall’incontro tra economia industriale e principi ecologici, favorendo un passaggio a modelli circolari. Il concetto fondamentale è che le industrie devono operare come parti di un sistema interconnesso anziché come entità isolate, scambiando materia, energia e conoscenze.
Un esempio famoso di simbiosi industriale è quello di Kalundborg, in Danimarca, dove da decenni scambi tra raffinerie, centrali elettriche, industrie farmaceutiche e imprese locali hanno dato vita a un ecosistema industriale efficace. Qui il vapore, l’acqua e i sottoprodotti sono costantemente riutilizzati, portando a vantaggi ambientali e competitivi notevoli. Questo caso è menzionato sia da Wikipedia che da rapporti dell’OECD come un modello esemplare a livello globale.
Altri esempi segnalati dall’UNIDO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale) dimostrano come gli EIP stiano emergendo in Asia: in Cina, ad esempio, la città di Tianjin ha creato un parco eco-industriale che riunisce industrie chimiche, manifatturiere ed energetiche, riducendo drasticamente i rifiuti e migliorando l’efficienza energetica. Anche in Corea del Sud, vari distretti industriali hanno adottato misure analoghe, supportati da programmi governativi orientati alla simbiosi industriale.
Ricostruzione dettagliata del disastro nucleare di Chernobyl del 26 aprile 1986: difetti del reattore RBMK,…
Uno studio dell'Università di Manchester pubblicato sul Journal of Advances in Modeling Earth Systems ha…
Ci sono particelle di plastica nelle acque dell'Artico, nel cibo che mangiamo, nell'aria che respiriamo…
Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica ha affidato a un consorzio guidato da e-GEOS,…
Un gruppo di ricercatori guidato dall'Università di Cambridge ha dimostrato che le vibrazioni molecolari ad…
Una carota di ghiaccio estratta dal ghiacciaio Weißseespitze nelle Alpi Orientali, al confine tra Austria…