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Rete elettrica sotto stress: la quarta ondata di calore riporta l'Italia vicino al record del 2015
Rete elettrica sotto stress: la quarta ondata di calore riporta l'Italia vicino al record del 2015
La quarta ondata di calore 2026 spinge la domanda elettrica italiana ai massimi da dieci anni. A che punto siamo rispetto al record di Terna del 2015.
Giovedì 30 luglio l'Italia è entrata nel punto più acuto della quarta ondata di calore dell'estate 2026, con temperature previste fino a 41 gradi tra Firenze e Terni e notti tropicali che non scendono sotto i 25 gradi da settimane. Dietro le previsioni meteo, che parlano di un'ondata capace di rivaleggiare con l'estate del 2003, si muove un altro numero meno visibile ma altrettanto significativo: quello della domanda elettrica, che da giugno rincorre soglie che non si vedevano da un decennio.
Capire quanto manchi al record assoluto, fissato nel luglio 2015 a 60,5 gigawatt, significa anche capire quanto la rete di trasmissione nazionale sia vicina al suo limite operativo in una stagione che i meteorologi definiscono già anomala per frequenza e persistenza delle ondate di calore.
Il picco del 15 luglio e la scia dei record stagionali
Il punto più alto toccato finora nel 2026 risale al pomeriggio del 15 luglio. Tra le 15 e le 16, secondo i dati pubblicati sul portale di Terna, la domanda di potenza elettrica ha raggiunto 57.985 megawatt, un valore ancora provvisorio e soggetto a rettifiche ma comunque il più alto rilevato dall'inizio dell'anno. Il dato segna una crescita del 4,6% rispetto al picco toccato nel 2025, fermo a 55,450 gigawatt.
Ma non è stato un episodio isolato; infatti, già il 23 giugno, con la prima vera ondata di calore della stagione, il fabbisogno aveva toccato i 55 gigawatt, il valore più elevato registrato dall'inizio dell'anno fino a quel momento, con una domanda elettrica settimanale cresciuta del 4,4% rispetto alla settimana precedente, trainata soprattutto dagli impianti di climatizzazione.
Il quadro mensile conferma la tendenza. A giugno la domanda nazionale ha raggiunto 28 terawattora, il valore più alto degli ultimi dieci anni per quel mese, con un incremento dell'1,8% rispetto a giugno 2025: il decimo mese consecutivo di crescita su base annua. Dentro quel mese si è inserito anche un picco di 57,4 gigawatt il 29 giugno, in aumento del 3,6% sul 2025 e record per il mese di giugno.
Nel primo semestre dell'anno il fabbisogno complessivo è salito del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025; depurando il dato dagli effetti di calendario e temperatura la crescita reale si attesta al 2,9%, mentre il solo effetto delle temperature vale un 3,5% aggiuntivo. Sono numeri che raccontano una crescita strutturale della domanda, non soltanto un'impennata legata al caldo del momento.
Quanto manca davvero al record del 2015
Il massimo storico della domanda elettrica italiana resta quello di luglio 2015, quando la rete toccò i 60,5 gigawatt giornalieri. Rispetto a quella soglia, il picco del 15 luglio 2026 si ferma circa due gigawatt e mezzo più in basso: una distanza che sembra piccola, ma che nel linguaggio dei gestori di rete equivale a diversi punti percentuali di margine operativo. Guardando alla serie storica degli ultimi anni, la traiettoria non è lineare. Dopo il record del 2015 i picchi estivi si sono mossi su valori altalenanti: 58,8 gigawatt nel luglio 2023, 56,9 nel luglio 2024 e 55,54 nel luglio 2025, con il 2026 che ora si colloca sopra tutti questi ultimi tre anni.
Perché il record del 2015 resiste nonostante più condizionatori in funzione
Il numero dei climatizzatori installati nelle case italiane è aumentato in modo costante dal 2015 a oggi, eppure la rete non ha più toccato quella soglia. Le ragioni individuate dagli analisti del settore sono in gran parte tecniche e cioè che gli impianti di condizionamento moderni sono più efficienti di quelli di undici anni fa, e l'energia prodotta dal fotovoltaico distribuito, quello installato sui tetti delle abitazioni e delle aziende, copre una parte crescente della domanda proprio nelle ore centrali della giornata, quando il picco di consumo per il raffrescamento sarebbe altrimenti più marcato. In pratica il fotovoltaico domestico agisce come un cuscinetto che sposta parte del carico fuori dal conteggio della rete di trasmissione, anche se la domanda reale di raffrescamento continua a crescere.
Sul fronte della produzione nazionale, i dati del primo semestre 2026 mostrano che le fonti rinnovabili hanno coperto il 47% della domanda elettrica, con il fotovoltaico in crescita del 16% e oltre 6,5 terawattora prodotti nel solo mese di giugno. La produzione interna, nel complesso, ha coperto l'84,9% del fabbisogno nazionale, mentre il restante 15,1% è arrivato dal saldo degli scambi con l'estero: un dato che indica quanto il sistema elettrico italiano resti comunque dipendente dalle interconnessioni, soprattutto nei giorni di domanda più tesa.
La quarta ondata di calore e cosa aspettarsi ad agosto
L'estate 2026 ha già visto tre ondate di calore prima di questa, la prima delle quali risale a fine maggio. La quarta, iniziata tra il 27 e il 29 luglio con l'espansione dell'anticiclone nordafricano, viene descritta dai meteorologi come potenzialmente più intensa delle precedenti, perché coincide con il periodo statisticamente più caldo dell'anno.
Le proiezioni indicano temperature fino a sette o otto gradi sopra la media del periodo, con punte locali che secondo alcune stime meteorologiche potrebbero toccare i 41 gradi a Firenze e Terni, i 40 in diverse città dell'Emilia Romagna e della Pianura Padana, e valori tra i 38 e i 40 gradi a Roma e Milano. A differenza delle ondate precedenti, la nuova fase di caldo non porta con sé la consueta tregua notturna: le notti tropicali, con minime sopra i 25 gradi, si sommano a quelle definite super tropicali, dove il termometro non scende sotto i 20 gradi nemmeno all'alba.
La durata prevista è tra gli aspetti più preoccupanti per chi gestisce la rete. Le stime più caute collocano la prima tregua tra il 12 e il 13 agosto, mentre altri modelli meteorologici ipotizzano che il caldo intenso possa proseguire fino al 10 agosto e oltre. Se le previsioni dovessero confermarsi, si tratterebbe di una delle ondate più lunghe dell'intera serie storica recente, con conseguenze dirette sui consumi elettrici cumulati del mese: agosto, storicamente un mese a domanda più bassa per via delle chiusure industriali estive, potrebbe quest'anno mantenere livelli di fabbisogno residenziale insolitamente alti proprio per l'uso prolungato della climatizzazione.
La pressione non riguarda solo l'Italia. La stessa massa d'aria calda di origine subtropicale che nei prossimi giorni raggiungerà anche il Mare del Nord sta interessando gran parte dell'Europa centro occidentale, con Francia e Spagna già messe in ginocchio dalle ondate precedenti, dove oltre 325mila persone sono state evacuate a causa di vasti incendi legati al caldo e al vento. Anche i gestori delle reti francese e spagnola stanno affrontando picchi di domanda legati alla climatizzazione, un fenomeno che negli ultimi anni ha progressivamente spostato il momento di massimo stress dei sistemi elettrici europei dall'inverno, tradizionalmente legato al riscaldamento, all'estate.
Record di potenza e record di consumo: due misure diverse
Parlare di record, in questo campo, richiede una distinzione che spesso sfugge nella lettura dei titoli di giornale. Il valore di 60,5 gigawatt del 2015 è un record di potenza istantanea, cioè la quantità massima di energia richiesta dalla rete in una singola ora. È un dato diverso dal consumo complessivo annuo, che misura quanta energia viene utilizzata nell'arco di dodici mesi e che negli ultimi decenni è cresciuto in modo quasi ininterrotto.
Per avere un termine di paragone, la domanda elettrica italiana era ferma a circa 115 terawattora nel 1970, mentre negli anni più recenti il fabbisogno complessivo si è stabilmente attestato oltre i 280 terawattora l'anno. È questa la ragione per cui un singolo pomeriggio di caldo estremo, per quanto spettacolare nei numeri, pesa relativamente poco sul bilancio annuale: a incidere davvero sui conti dei gestori di rete è la somma di centinaia di ore ad alta domanda distribuite lungo tutta l'estate, non il singolo picco isolato.
Questa distinzione aiuta anche a leggere meglio la stagione in corso. La quarta ondata di calore del 2026 non deve necessariamente superare il picco orario del 15 luglio per rappresentare un problema per il sistema elettrico: basta che mantenga la domanda su livelli elevati per un numero di giorni consecutivi superiore alla norma, come sembrano indicare le previsioni che spingono la tregua al 10 o al 12 agosto. Un'ondata più lunga, anche con picchi orari leggermente inferiori a quelli di metà luglio, può risultare più gravosa per le infrastrutture rispetto a un singolo giorno da record seguito da un rapido calo delle temperature.
Cosa succede alla rete quando la domanda sale così in fretta
Il problema, per chi gestisce la distribuzione dell'energia sul territorio, non riguarda tanto la disponibilità complessiva di elettricità quanto la capacità delle infrastrutture locali di reggere aumenti di carico concentrati in poche ore. Durante la prima ondata di giugno si sono verificati disservizi a Torino e Napoli, al punto che il sindaco di Torino ha firmato un'ordinanza rivolta al distributore locale.
E-Distribuzione, la società del gruppo Enel che serve circa 7.500 comuni italiani, ha spiegato che le temperature elevate e persistenti, unite all'assenza di precipitazioni e al rapido incremento dei consumi per il raffrescamento, sottopongono in particolare i cavi interrati e i relativi materiali isolanti a uno stress termico maggiore, aumentando la probabilità di guasti ravvicinati o simultanei. Il calore accumulato nel terreno, in altre parole, riduce la capacità dei cavi sotterranei di dissipare temperatura proprio nel momento in cui devono trasportare più corrente.
Per rispondere a questo tipo di criticità, E-Distribuzione ha avviato un piano di investimenti da 2,8 miliardi di euro nel periodo 2025-2028, destinato ad adeguare la rete agli impatti delle ondate di calore e a ridurre gli effetti dei guasti multipli. Si tratta di un intervento strutturale che punta a rinforzare cavi, trasformatori e cabine primarie nelle aree più esposte, ma che per sua natura richiede anni prima di produrre effetti misurabili su larga scala. Nel frattempo, la pressione sulla rete si scarica sulle zone dove l'infrastruttura è più datata o dove la densità di climatizzatori è cresciuta più rapidamente rispetto alla capacità installata decenni fa.
Sul piano operativo, Terna dispone di margini di manovra che entrano in gioco proprio nei giorni di domanda estrema: l'importazione di energia dai paesi confinanti attraverso le interconnessioni transfrontaliere, l'attivazione di riserve di potenza normalmente non utilizzate e, in casi limite, richieste di riduzione volontaria dei consumi rivolte alle imprese energivore in cambio di compensazioni economiche. Si tratta di strumenti pensati per gestire l'eccezionalità, non per sostenere un aumento strutturale della domanda estiva che, stagione dopo stagione, sembra spostare sempre più avanti l'asticella di ciò che viene considerato un giorno normale di luglio.
L'effetto sui prezzi dell'energia
L'aumento della domanda si è tradotto rapidamente in un rincaro dei prezzi all'ingrosso. Secondo i dati riportati da Staffetta Quotidiana, il Prezzo Unico Nazionale è salito dell'11% tra maggio e giugno, passando da 0,1190 a 0,1325 euro per chilowattora, proprio nel mese in cui la domanda toccava i massimi decennali.
Nella settimana centrale di luglio, quella a cavallo del picco del 15, il Prezzo Unico Nazionale settimanale ha toccato 144,09 euro per megawattora, con volumi scambiati sul mercato elettrico in aumento e una liquidità superiore all'83%. Per famiglie e imprese, questo significa bollette più sensibili alle oscillazioni meteorologiche di quanto non lo fossero in passato: il caldo non pesa più soltanto sui consumi, ma anche sul prezzo unitario di ogni chilowattora consumato nelle ore più critiche.
Le misure di tutela e la nuova povertà energetica estiva
Sul piano sanitario, diverse strutture ospedaliere hanno attivato il cosiddetto codice calore, un percorso assistenziale pensato per garantire una presa in carico più rapida delle persone fragili durante i giorni di temperature estreme. Sul fronte del lavoro, il decreto Infrastrutture Pnrr approvato il 22 giugno ha introdotto condizioni agevolate per l'accesso agli ammortizzatori sociali nei comparti dell'edilizia e delle attività affini, in caso di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa tra il primo luglio e il 31 dicembre 2026 a causa di eventi climatici eccezionali, con l'esonero dal limite delle 52 settimane nel biennio mobile e dal pagamento del contributo addizionale per le imprese coinvolte.
Accanto a queste misure, il caldo prolungato ha fatto emergere un fenomeno relativamente nuovo nel dibattito pubblico italiano, quello della cooling poverty: l'impossibilità economica, per una parte della popolazione, di raffrescare adeguatamente la propria abitazione nei periodi di temperature estreme. Con un Prezzo Unico Nazionale in salita e bollette più esposte ai picchi di domanda, il tema rischia di intrecciarsi sempre più con quello, già noto, della povertà energetica invernale legata al riscaldamento, spostando parte dell'attenzione delle politiche sociali anche verso i mesi estivi.
Il ruolo crescente del fotovoltaico nel bilancio della rete
Se da un lato il caldo mette sotto pressione la rete, dall'altro la crescita della generazione solare distribuita sta parzialmente compensando l'aumento dei consumi diurni. I 6,5 terawattora prodotti dal fotovoltaico a giugno, con un incremento del 16% rispetto all'anno precedente, mostrano quanto la capacità installata sui tetti stia diventando un elemento strutturale nella gestione dei picchi meridiani, proprio le ore in cui condizionatori e ventilatori lavorano a pieno regime.
Resta però un limite fisico difficile da aggirare; infattil, il fotovoltaico produce quando c'è sole, ma la domanda di raffrescamento spesso si prolunga fino al tardo pomeriggio e alla sera, quando la produzione solare cala rapidamente e la rete deve tornare a fare affidamento su altre fonti, incluso l'import dall'estero.
I dati sul fabbisogno elettrico nazionale sono pubblici e aggiornati in tempo quasi reale sul portale dati.terna.it, uno strumento che permette di seguire giorno per giorno se il record del 15 luglio reggerà nelle settimane della quarta ondata di calore o se, come già accaduto più volte in questa stagione, verrà nuovamente superato. Con l'anticiclone atteso restare sull'Italia almeno fino alla seconda decade di agosto, la distanza dai 60,5 gigawatt del 2015 potrebbe ridursi ulteriormente prima che l'estate volga al termine.