L'Arabia Saudita azzera le forniture di greggio all'Europa per ottobre

Aramco ha comunicato ad alcune raffinerie europee che a ottobre non riceveranno greggio, dopo lo stop dell'oleodotto East-West.

18 settembre 2026 16:19
L'Arabia Saudita azzera le forniture di greggio all'Europa per ottobre - Canva
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Saudi Aramco ha comunicato ad almeno due raffinerie europee che per ottobre non riceveranno alcuna assegnazione di greggio, secondo quanto riferito da Bloomberg citando persone informate della decisione. Le stesse fonti indicano che la misura riguarda l'insieme degli acquirenti europei e che a saltare sono le consegne previste dai contratti term, gli accordi pluriennali che assicurano alle raffinerie un flusso mensile stabile e che ogni mese vengono confermati con una comunicazione di allocazione.

Aramco non ha confermato pubblicamente la decisione e nei giorni scorsi ha dichiarato di non voler commentare i report sulle cancellazioni. All'origine c'è la chiusura dell'East-West Pipeline, la condotta che porta il greggio dai giacimenti della Provincia Orientale al porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Un attacco con droni ha colpito una stazione di pompaggio il 10 settembre e il ministero dell'Energia saudita ha disposto la chiusura precauzionale dell'intera linea il giorno successivo. Le autorità saudite e irachene hanno indicato il territorio iracheno come punto di partenza dei velivoli, e Baghdad ha rimosso il comandante delle operazioni nel governatorato di Maysan.

Cosa trasporta l'oleodotto e cosa si è rotto

Conosciuta come Petroline, la linea è lunga circa 1.200 km e collega il complesso di trattamento di Abqaiq a Yanbu attraverso due condotte parallele da 48 e 56 pollici. È stata costruita nel 1981 per dare al greggio saudita una via di uscita che non passi dallo Stretto di Hormuz, e la conversione di linee originariamente dedicate ai liquidi di gas naturale ne ha portato la capacità di emergenza a circa 7 milioni di barili al giorno. Ad aprile, dopo un precedente attacco, il ministero dell'Energia aveva annunciato il ritorno a quel livello di pompaggio.

Prima dello stop di settembre la condotta muoveva fra 4 e 5 milioni di barili al giorno, una quota che Reuters stima pari al 4-5% della produzione mondiale. Le immagini satellitari diffuse da Vantor e riprese dalle agenzie mostrano la stazione di pompaggio bruciata per l'intera area di processo, con greggio fuoriuscito oltre il perimetro. Una persona informata dei lavori ha detto a Bloomberg che Aramco sta bypassando il tratto danneggiato per recuperare circa metà della capacità in pochi giorni e punta al ripristino completo in sei settimane, un calendario che né l'azienda né il ministero hanno confermato. Il segretario all'Energia statunitense Chris Wright ha parlato invece di un'interruzione misurabile in giorni.

Il danno pesa sull'Europa più che su altri mercati per una ragione di geografia. Da Yanbu le petroliere risalgono verso Suez, mentre l'altra via mediterranea passa dall'oleodotto egiziano SUMED e dal terminale di Sidi Kerir. Con il traffico attraverso Hormuz già ridotto dalla guerra, le rotte alternative del greggio mediorientale si sono assottigliate fino a lasciare scoperta proprio la sponda europea.

Cosa cambia per le raffinerie, e per l'Italia

Lo squilibrio era già visibile su settembre. Almeno tre raffinerie europee si sono viste cancellare o rinviare fino a novembre i carichi previsti nell'ultima decade del mese, secondo fonti di mercato citate dall'agenzia di prezzi Argus, e altre due attendono comunicazioni analoghe. Una delle fonti stima che a Yanbu restassero scorte per circa cinque giorni, dato che Argus dichiara di non aver potuto verificare in modo indipendente.

La reazione più visibile arriva dalla polacca Orlen, che da Aramco ricava circa il 40% del greggio lavorato nei suoi impianti in Polonia, Lituania e Repubblica Ceca. Dall'11 settembre la società ha lanciato almeno otto gare di acquisto, aggiudicandosi greggi del Mare del Nord come Grane, Johan Sverdrup e Johan Castberg, mentre almeno quattro noleggi di navi da Sidi Kerir a Danzica sono saltati. L'azienda dichiara che le raffinerie continuano a ricevere greggio. Sui mercati il Brent resta sopra i 100 dollari al barile, un livello che non si vedeva da anni.

L'esposizione italiana passa più dai prodotti raffinati che dal greggio. Secondo Banca d'Italia, nel 2025 i Paesi del Golfo hanno coperto circa il 10% del greggio importato dall'Italia ma un quarto dei prodotti raffinati, soprattutto sauditi, contro una media europea dell'11,9%. I dati provvisori del MASE relativi al primo trimestre 2026 portano quella quota al 30%, con il 74% del gasolio importato in arrivo dal Golfo. All'inizio di settembre, rileva Argus, il margine di raffinazione del gasolio nel Sud Europa ha superato per la prima volta i 100 dollari al barile.

Ultimo aggiornamento venerdì 18 settembre alle 14.45. Non sono confermati pubblicamente l'azzeramento delle allocazioni europee di ottobre, i tempi di riavvio dell'oleodotto e il volume esatto dei carichi cancellati. Aramco e il ministero dell'Energia saudita non hanno diffuso comunicazioni sul punto.

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