Meno frutta e verdura nei supermercati italiani per il caldo estremo

Coldiretti conta oltre 3 miliardi di euro di danni ai raccolti per caldo e siccità, con meno insalate e pomodori nei supermercati.

25 settembre 2026 11:23
Meno frutta e verdura nei supermercati italiani per il caldo estremo - Canva
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In diversi supermercati italiani, a fine settembre 2026, mancano con regolarità prodotti ortofrutticoli comuni come insalate, pomodori, zucchine e melanzane. Secondo una prima stima diffusa da Coldiretti in un comunicato, i danni causati all'agricoltura italiana da caldo estremo, siccità, grandine e incendi hanno superato i 3 miliardi di euro, con perdite di raccolto che in alcune aree arrivano fino all'80%. Catene come Esselunga hanno esposto cartelli che segnalano ai clienti la disponibilità ridotta di alcune referenze, e Coop Alleanza 3.0 ha confermato una minore disponibilità temporanea di insalate.

Non si tratta di una carenza strutturale e permanente, ma di un'instabilità nell'offerta dovuta al susseguirsi ravvicinato di eventi climatici estremi. Le gelate tardive dell'aprile 2025 avevano colpito soprattutto la frutta, mentre le ondate di calore dell'estate 2026 hanno danneggiato in particolare la verdura. L'effetto si vede sugli scaffali e sui prezzi: a Firenze i pomodori di importazione dai Paesi Bassi sono arrivati a costare fino a 4 euro al chilo all'ingrosso, con una vendita al dettaglio tra i 7 e gli 8 euro.

Cosa dicono i numeri di Coldiretti e Confcooperative

Il quadro regionale tracciato da Coldiretti è disomogeneo. In Piemonte le riserve idriche risultano inferiori di circa il 30% rispetto alla norma, con il riso delle aree non irrigue della Baraggia (tra Vercelli e Biella) esposto a perdite tra il 70 e l'80% e il mais tra il 50 e il 60%. Nel Lazio il caldo prolungato ha fatto scendere le rese di alcune produzioni ortofrutticole fino al 20%, mentre i foraggi hanno perso tra il 20% e il 30%. Negli allevamenti, le temperature elevate hanno ridotto la produzione di latte fino al 10% al giorno.

Sul fronte della distribuzione, Confcooperative ha indicato in dichiarazioni riportate dalla stampa nazionale perdite fino al 40% per le coltivazioni in pieno campo, mentre per quelle in serra il ritorno ai livelli abituali richiederà ancora circa un mese. Claudio Mazzini, che segue il settore ortofrutta per Coop, ha descritto a Il Post l'andamento come imprevedibile più che sistematico, citando il cosiddetto effetto frusta: variazioni anche contenute dell'offerta, dell'ordine del 15 o 20%, si traducono in oscillazioni ampie di prezzi e consumi.

Quanto durerà e cosa cambia per chi fa la spesa

Le colture orticole coltivate fuori serra impiegano in genere tra i 35 e i 55 giorni per arrivare a maturazione, quindi un danno subito durante il ciclo non si compensa con un nuovo raccolto immediato. Per le insalate di quarta gamma, già lavate e confezionate, la scarsità potrebbe proseguire per l'intero mese di settembre, secondo quanto riportato dal presidente del gruppo ortofrutticoli di quarta e quinta gamma di Unione Italiana Food. In alcuni casi ai punti vendita arrivano soltanto cinquanta colli di verdura ogni cento ordinati.

Coldiretti definisce la propria stima "preliminare" e avverte che il conto potrebbe aggravarsi se l'assenza di precipitazioni dovesse proseguire, in particolare nelle regioni del nord dove il deficit idrico è già marcato. Non è ancora confermato se la produzione tornerà su livelli abituali entro ottobre né se episodi simili diventeranno più frequenti nelle prossime stagioni: sul punto, gli operatori del settore parlano di un rischio strutturale legato alla maggiore frequenza di eventi climatici estremi, non di un singolo evento isolato.

Domande frequenti

Quanto dureranno le carenze di frutta e verdura nei supermercati?

Secondo Confcooperative le colture in serra dovrebbero tornare a livelli normali entro circa un mese; per le insalate già lavorate la scarsità potrebbe proseguire per tutto settembre 2026, secondo Unione Italiana Food.

Quali prodotti sono più colpiti dalla scarsità?

Le referenze più segnalate sono insalate (soprattutto quelle di quarta gamma), pomodori, melanzane, zucchine, peperoni, cetrioli, spinaci, rucola e carote, secondo le rilevazioni di Coldiretti e Confcooperative.

Perché i prezzi salgono anche se la carenza è temporanea?

Per il responsabile ortofrutta di Coop, Claudio Mazzini, basta un calo dell'offerta del 15 o 20% perché i prezzi salgano rapidamente, con il rischio che il rincaro faccia poi crollare i consumi.

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