Deossigenazione. Con questo nome gli scienziati indicano la riduzione dell’ossigeno negli oceani. I ricercatori dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature) dichiarano, in uno studio, che a livello globale, gli oceani hanno perso circa il 2% di ossigeno disciolto dagli anni ’50 e si prevede che perderanno circa il 3-4% entro il 2100. Quali saranno allora le conseguenze?
Secondo l’IUCN, le principali cause della perdita di ossigeno disciolto nelle acque degli oceani sono due:
La perdita di ossigeno dall’oceano avrà gravi ripercussioni sulla biodiversità marina e sul funzionamento degli ecosistemi oceanici. La riduzione di ossigeno sta già causando un calo delle specie ittiche. Gli habitat degradati causati dall’ipossia dovuta ai cambiamenti climatici e dall’aumento delle fioriture algali possono portare ad una riduzione delle catture per la pesca. La deossigenazione degli oceani ha iniziato ad alterare l’equilibrio della vita marina, a favore delle specie tolleranti all’ipossia (ad esempio microbi, meduse e alcuni calamari) e a spese di quelle sensibili all’ipossia (molte specie marine tra cui la maggior parte dei pesci). Grandi specie come tonno, pesce spada e squali sono particolarmente sensibili alle basse condizioni di ossigeno ambientale a causa delle loro grandi dimensioni e sono costrette a strati superficiali sempre più stretti di acque ricche di ossigeno.
La deossigenazione dell’oceano influenza anche il movimento dei gas tra l’oceano e l’atmosfera. Le acque oceaniche più profonde e povere di ossigeno producono gas serra come protossido di azoto, anidride carbonica e metano che possono raggiungere la superficie dell’oceano e rilasciarsi nell’atmosfera, contribuendo ad un ulteriore riscaldamento.
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