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Incendi in Grecia, oltre 10.000 ettari bruciati: la mappa dallo spazio
Incendi in Grecia, oltre 10.000 ettari bruciati: la mappa dallo spazio
Un guasto su una linea elettrica ha innescato l'incendio in Attica occidentale, oltre 10.000 ettari bruciati e mappati dai satelliti Copernicus.
La mattina del 31 luglio 2026 un fronte di fuoco si è aperto nella Beozia meridionale, ha superato il crinale e in poche ore è arrivato sulla sponda nord del golfo di Corinto, tra Porto Germeno e Psatha, a una settantina di chilometri da Atene. Il 2 agosto uno dei satelliti Sentinel-2 del programma Copernicus è passato sopra quel tratto di costa. L'immagine restituita mostra una cicatrice bruno rossastra che copre i versanti per chilometri e un pennacchio di fumo denso, allungato per oltre settanta chilometri verso sud est, oltre il golfo Saronico.
Il servizio europeo di gestione delle emergenze parla di più di 10.000 ettari percorsi dalle fiamme. L'Osservatorio nazionale di Atene, attraverso il portale meteo.gr, ha portato la stima complessiva a 13.290 ettari il 3 agosto, sommando i circa 3.090 ettari bruciati in Beozia ai 10.200 ettari dell'incendio di Porto Germeno. A cinque giorni dall'innesco le squadre sono ancora sul terreno, impegnate su focolai sparsi e su punti di fumo da bonificare.
Una scintilla partita dalla rete elettrica
Il corpo nazionale dei vigili del fuoco ellenico ha indicato l'origine già la domenica successiva all'innesco. Le fiamme sarebbero nate dalle scintille di una linea elettrica difettosa, quella che portava l'energia prodotta da un impianto eolico privato verso la rete principale. Due persone sono state arrestate, un ingegnere elettrico responsabile della progettazione e della supervisione dell'opera e un appaltatore coinvolto nella costruzione della linea di trasmissione. Le ricostruzioni di stampa differiscono sulla qualificazione esatta delle accuse, che secondo Euronews riguardano l'incendio in forma delittuosa e secondo la ricostruzione di Reuters ripresa da CNBC la negligenza. Un mandato d'arresto è stato emesso anche per il proprietario della società titolare dell'impianto.
Sul resto del territorio nazionale la macchina sanzionatoria si è mossa in parallelo. Il portavoce del corpo, Vasilis Vathrakogiannis, ha riferito di ventidue sanzioni amministrative per un totale di 70.100 euro legate a comportamenti a rischio, mentre sull'isola ionica di Cefalonia un uomo di quarantaquattro anni è stato arrestato con l'accusa di aver appiccato dolosamente un incendio. Il dato che conta per chi gestisce infrastrutture energetiche riguarda però la manutenzione. La connessione di un piccolo produttore alla rete di trasmissione è un punto tecnico minore nella vita di un impianto, e proprio per questo tende a finire in fondo alle liste di priorità della manutenzione predittiva.
Cosa vede Sentinel-2 sopra il golfo di Corinto
L'immagine diffusa dal programma Copernicus il 3 agosto è stata acquisita il giorno prima. La coppia di satelliti Sentinel-2 sorvola la stessa area ogni cinque giorni alle medie latitudini, con tredici bande spettrali e risoluzioni tra 10 e 60 metri a seconda della banda. Per il monitoraggio degli incendi contano soprattutto le bande nel vicino infrarosso e nell'infrarosso a onde corte, che attraversano il fumo molto meglio della luce visibile e distinguono con precisione il suolo carbonizzato dalla vegetazione ancora viva.
Perché l'area bruciata appare bruno rossastra
Nelle composizioni in falsi colori usate dai servizi di emergenza, la vegetazione sana riflette molta radiazione nel vicino infrarosso e appare verde brillante o rossa a seconda della combinazione di bande scelta. Il suolo percorso dal fuoco perde acqua e clorofilla, quindi crolla la riflettanza nel vicino infrarosso e aumenta quella nell'infrarosso a onde corte. Il risultato è la tonalità bruno rossastra che nell'immagine del golfo di Corinto rende il perimetro leggibile a colpo d'occhio, anche dove il fumo copre parzialmente il terreno. Da questa differenza si ricava l'indice Normalized Burn Ratio, che confrontato tra un'acquisizione precedente e una successiva all'evento produce la mappa di severità usata per stimare i danni.
L'attivazione EMSR909 e il balletto degli ettari
Per l'incendio dell'Attica occidentale è stata attivata la componente Rapid Mapping del Copernicus Emergency Management Service con il codice EMSR909. Il servizio produce due tipi di prodotto, la delineazione del perimetro percorso dalle fiamme e la valutazione del danno, che classifica edifici, colture e infrastrutture in base al livello di compromissione. Sono i documenti su cui le autorità greche baseranno le richieste di risarcimento e la programmazione degli interventi di ripristino.
Le cifre circolate nei primi giorni divergono, e la ragione è tecnica. Il 2 agosto meteo.gr parlava di oltre 6.500 ettari per i fuochi affacciati sul golfo di Corinto. Il giorno dopo la stima era quasi raddoppiata, grazie a immagini a risoluzione molto alta acquisite dal satellite Legion nel passaggio di mezzogiorno e messe a disposizione attraverso il meccanismo europeo. Un perimetro tracciato su un'immagine a 20 metri include isole di vegetazione risparmiata che una risoluzione submetrica riesce a escludere, e ogni passaggio successivo aggiunge la superficie percorsa nelle ore intermedie. Le stime iniziali servono a dimensionare la risposta operativa; il numero definitivo arriva settimane dopo, quando il fumo si è dissipato e la mappatura è completa.
Il Meltemi, gli aerei a terra e la collisione di Psatha
Il fattore che ha reso ingovernabile questo fronte porta un nome noto a chiunque navighi nell'Egeo in luglio e agosto. Il Meltemi, il vento settentrionale secco che soffia sulla Grecia nel cuore dell'estate, ha raggiunto raffiche tra 80 e 100 chilometri orari, con rilevazioni fino a 130 chilometri orari segnalate nelle giornate peggiori. Con questi valori i mezzi aerei restano a terra per gran parte della giornata e i lanci d'acqua diventano possibili solo nelle brevi finestre di attenuazione.
Il 2 agosto quelle finestre sono costate due vite. Due elicotteri Bell noleggiati dal corpo dei vigili del fuoco greco presso una società australiana, decollati dall'aeroporto militare di Elefsina, si sono scontrati in volo nell'area di Psatha. Uno dei due velivoli è precipitato al suolo. Sono morti il pilota danese e il coordinatore greco che si trovavano a bordo, mentre il pilota britannico e il secondo coordinatore greco dell'altro elicottero sono stati recuperati vivi e feriti.
Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha espresso pubblicamente il proprio dolore per la perdita dei due uomini, e la flotta di Bell impegnata nell'area è stata temporaneamente sospesa in attesa degli accertamenti, come riferito dall'emittente pubblica ERT. Pochi giorni prima altri tre operatori antincendio avevano perso la vita in interventi analoghi sul territorio greco.
Il fronte ha attraversato anche un poligono militare nell'area di Veniza, dove il passaggio delle fiamme ha innescato l'esplosione di ordigni inesplosi, complicando l'avvicinamento delle squadre proprio mentre l'obiettivo diventava fermare il fuoco prima della zona industriale di Megara, un centro da circa trentamila abitanti.
Le fasce che hanno fermato il fronte a Psatha
Il bilancio operativo ha però un capitolo positivo, e riguarda la prevenzione. Secondo le fonti del corpo antincendio, il programma Antinero, che finanzia pulizia del sottobosco e creazione di zone di interruzione del combustibile, ha inciso sul fronte diretto verso Psatha. Nelle aree trattate le fiamme hanno smesso di correre sulle chiome e hanno strisciato al suolo, perdendo intensità e velocità. La sera del 3 agosto la corsa verso l'abitato si è fermata dentro una di queste fasce.
Le stesse fonti chiariscono una distinzione che ha valore per la programmazione futura. Le zone aperte durante l'emergenza non sono viali parafuoco progettati a monte, sono fasce di soppressione realizzate sul terreno dai mezzi pesanti mentre l'incendio avanza, coordinando forze diverse in tempo reale. La linea tracciata da nord a sud tra Agios Nektarios, Kryo Pigadi e Agia Paraskevi ha fermato il fronte che si muoveva da ovest verso est, allontanando la minaccia dall'area di Vilia. Una seconda fascia aperta a nord est di Agios Nektarios ha impedito la progressione verso il massiccio del Parnitha, il polmone verde a nord di Atene.
Il 5 agosto sul posto operavano 575 vigili del fuoco con ventinove squadre a piedi e centocinquanta mezzi, insieme a ventisei operatori romeni con cinque veicoli e ventitré francesi con quattro veicoli, presenti in Grecia grazie al pre schieramento previsto dal meccanismo europeo di protezione civile. Attica, Evia, Chios e Lesbo restavano in codice rosso per rischio molto elevato.
Il 42 per cento delle foreste dell'Attica è già andato in fumo negli ultimi anni
La dimensione che rende questo episodio diverso da un normale incendio estivo emerge dai numeri di lungo periodo elaborati da meteo.gr sulla base dei prodotti Copernicus Rapid Mapping e dell'European Forest Fire Information System. Quindici grandi incendi tra il 2017 e il 3 agosto 2026 hanno bruciato più di 80.000 ettari in Attica. L'area della regione, esclusi le isole, la Troizinia e il bacino di Atene, misura circa 250.000 ettari, quindi in dieci anni il fuoco ha percorso il 32 per cento del territorio regionale.
Sulle superfici boscate il rapporto è ancora più severo. I 123.000 ettari di foresta dell'Attica hanno perso circa 51.200 ettari in un decennio, il 42 per cento del patrimonio forestale. Poco prima dell'inizio della stagione 2026 la quota era al 38 per cento, quindi i fuochi di questa estate hanno aggiunto quattro punti percentuali in poche settimane. La sola Attica occidentale, secondo la ricostruzione cartografica pubblicata da ProtoThema, ha visto sei grandi incendi dal 2018 a oggi per oltre 48.000 ettari complessivi.
Il fattore nascosto, ovvero il combustibile
La Grecia quest'anno ha evitato le ondate di calore estreme e la siccità prolungata delle stagioni precedenti, e nonostante questo ha bruciato. La spiegazione arriva da Apostolos Voulgarakis, titolare della cattedra AXA in Fire and Climate al Politecnico di Creta e vicedirettore del Leverhulme Centre for Fire, Environment and Society dell'Imperial College di Londra. Le piogge invernali e primaverili hanno prodotto una quantità inusuale di vegetazione bassa, che è rimasta umida per settimane. Poi la prima ondata di calore dell'estate ha abbassato l'umidità in pochi giorni e i venti sono arrivati subito dopo. Il combustibile disponibile era più abbondante del solito, e la situazione è diventata explosiva nel senso letterale del termine.
Voulgarakis individua un secondo elemento comune agli incendi greci, spagnoli e francesi di questa estate, cioè la continuità del combustibile su superfici molto ampie. L'abbandono delle campagne, la fine del pascolo tradizionale e l'espansione incontrollata di boschi periurbani a pino creano distese continue senza interruzioni naturali o gestite. Sul fronte delle cause, la lettura è netta: linee elettriche, dolo e negligenza riportano quasi sempre l'innesco a un'attività umana, anche dove il clima mediterraneo amplifica tutto il resto.
Quanto di questo territorio riuscirà a rigenerarsi
Il WWF Grecia ha diffuso una prima valutazione basata su stime satellitari preliminari. Dalla fine di luglio i grandi incendi di Creta, Paros, Beozia meridionale e Attica occidentale hanno interessato oltre 18.000 ettari, con un totale che dovrebbe superare i 20.000 ettari a mappatura completata. Più di diecimila residenti e turisti hanno lasciato case e alloggi, e i danni riguardano abitazioni, strutture agricole, colture, oliveti, infrastrutture e attività locali.
Gran parte delle superfici percorse è coperta da macchia mediterranea, gariga e pinete, formazioni che dispongono di meccanismi naturali di rigenerazione dopo il fuoco. Quella capacità però ha un limite, e il limite è la frequenza. Nell'incendio di fine luglio, su 10.200 ettari bruciati, 2.828 ettari erano già stati percorsi dalle fiamme almeno una volta negli ultimi vent'anni. Su quelle superfici la probabilità che la rigenerazione naturale fallisca aumenta in modo sensibile, con il rischio concreto di degrado permanente e desertificazione. Nikos Georgiadis, responsabile del programma terrestre del WWF Grecia, ha ricordato che la stagione è appena entrata nel mese storicamente più difficile e ha chiesto l'applicazione rapida e corretta della nuova legge sulla prevenzione e la lotta agli incendi boschivi, approvata in primavera, insieme alla manutenzione sistematica delle reti elettriche.
Il conto europeo della stagione 2026
La Grecia si è aggiunta a una stagione già pesante. La rilevazione EFFIS al 29 luglio indicava 457.459 ettari bruciati nell'Unione europea, il 31,8 per cento in più rispetto alla stessa data del 2025, con la Spagna a 217.609 ettari, la Francia a 91.057 e il Portogallo a 44.177. Il più grande incendio mai registrato in Francia ha costretto 224.000 persone a lasciare le proprie case, la più ampia evacuazione civile del paese in tempo di pace. In Spagna il fuoco della Vall d'Uixó, nella provincia di Castellón, ha percorso 9.598 ettari lungo un perimetro di oltre 82 chilometri, mentre il rogo di Fermoselle, nella provincia di Zamora, ha superato gli 11.000 ettari spingendosi nel canyon del Duero.
Le squadre romene e francesi arrivate in Attica appartengono allo stesso meccanismo che nelle settimane precedenti aveva spostato specialisti bosniaci verso la Castiglia. Il pre schieramento europeo funziona finché le emergenze non sono simultanee, e questa estate ha mostrato quanto sia stretto quel margine.
Cosa resta da misurare quando il fuoco si spegne
La cicatrice fotografata da Sentinel-2 il 2 agosto resterà leggibile nelle immagini satellitari per anni, e proprio quella persistenza la rende utile. Il confronto tra acquisizioni successive permette di seguire il ritorno della vegetazione stagione dopo stagione e di individuare i settori dove la ripresa non parte, quelli che richiedono interventi diretti di rimboschimento. Le mappe prodotte sotto l'attivazione EMSR909 sono pubbliche e consultabili sul portale del Copernicus Emergency Management Service, insieme a quelle di tutte le altre emergenze del 2026.
Il calendario ora corre. Sui versanti ripidi che scendono verso il golfo di Corinto la perdita di copertura vegetale espone il suolo alle prime piogge autunnali, e in Grecia arrivano di solito tra fine settembre e ottobre. La finestra per realizzare le opere antierosione, palificate, briglie in legname e fascinate sui pendii, dura poche settimane e si chiude con il primo evento intenso. Un dettaglio linguistico aiuta a leggere le fonti greche che documenteranno quel lavoro: le superfici locali si contano in stremmata, e uno stremma equivale a mille metri quadrati, quindi i 102.000 stremmata di cui parlano i bollettini di Atene corrispondono ai 10.200 ettari registrati dai satelliti europei.